Piacenza: proteste all’Ikea, 100 licenziati

La reazione della direzione dell’Ikea ai disordini e scontri di venerdì scorso, quando un gruppo di facchini aveva improvvisato una catena umana per impedire ai dipendenti di prendere servizio al lavoro, è stata molto più dura di quanto previsto: 100 lavoratori sono stati licenziati, o, per usare la terminologia aziendale è stato deciso un “riposizionamento dei volumi“.

Gli impiegati al magazzino si occupavano di confezionare, preparare e spedire merce che veniva poi spedita ai punti vendita Ikea del territorio europeo; a seguito dei licenziamenti è stata disposta una riorganizzazione in base alla quale quella funzione verrà svolta in altri punti vendita, chiudendo di fatto l’intero settore della sede di Piacenza. Le proteste dei facchini, per la maggior parte stranieri, riguardo le condizioni di lavoro e per presunte discriminazioni in ambito sindacale, erano andate avanti per giorni, e avevano raggiunto il culmine venerdì, quando, durante gli scontri, erano rimaste ferite una decina di persone tra manifestanti e polizia.

Le proteste avevano provocato una progressiva riduzione dell’attività del magazzino di Piacenza, valutata con attenzione dalla Casa madre, che, esasperata dall’impedimento a prendere servizio al lavoro subito da molti dipendenti dell’azienda, avrebbe optato per ridisporre un diverso sistema di approvvigionamento della merce. Si attende ora l’esito dell’incontro richiesto da Ikea con Filt-Cgil, Fisascat-Cisl e Uilt-Uil, per discutere l’impatto della situazione per i propri lavoratori. Un vero e proprio disastro per la città se si considera che il progetto occupazionale del colosso svedese aveva fortemente resistito alla crisi economica in corso.