Congresso di Pechino: verso una nuova Cina

Oggi, alle ore 8:30 del mattino, si è tenuto il XVIII Congresso del Partito Comunista Cinese, a Pechino. Si tratta del più importante appuntamento nell’agenda politica della Repubblica Popolare Cinese dei prossimi dieci anni, presieduto da circa 2.300 delegati. Nel discorso di apertura del segretario del partito e presidente della Repubblica Hu Jintao si sono delineate le linee guida della futura Cina. Si lavorerà per un nuovo Paese, più democratico, più forte militarmente, ma è esclusa qualsiasi riforma politica in senso multipartitico: “Non copieremo mai i sistemi politici occidentali” ha affermano Hu.

Particolare attenzione è stata riservata alla denuncia della corruzione che attanaglia il Partito Comunista cinese; riferimento implicito alla vicenda dell’ex leader di Chongging Bo Xilai, implicato in affari illeciti e nell’omicidio di Neil Hevwood, uomo d’affari britannico. Per Hu Jintao la lotta alla corruzione va prima di tutto: “Se falliamo nel gestire tale problema in maniera adeguata – afferma il presidente – la corruzione potrebbe dimostrarsi fatale per il partito, e anche causare un collasso dello stesso partito e dello Stato”.

Dal fronte economico Hu si prefissa l’obiettivo di una crescita annua media intorno al 7 per cento, per raddoppiare il Pil e il Pil pro capite entro il 2020, al fine di bilanciare la distribuzione della ricchezza nel Paese, oggi enormemente sbilanciata. In campo militare l’esercito cinese dovrà rafforzare la sua potenza sui mari, per poter vincere le guerre territoriali locali contro il Giappone e gli Stati del Sud-Est asiatico. In campo politico, il Comitato Permanente del Politburo potrebbe essere ridotto da 9 seggi a 7, mentre la successione di Xi Jinoping a Hu Jintao è ormai data per scontata.