Grecia, Atene tra le fiamme: Parlamento approva austerity

Grecia, almeno 80.000 persone sono scese in piazza ad Atene per protestare contro le pesantissime misure di austerity  varate dal Parlamento. La Grecia rischia di uscire dall’euro, ma i tagli mettono in serissima difficoltà una significativa parte della popolazione, già ridotta allo stremo dai molti provvedimenti adottati negli ultimi mesi. Uno sconvolgente video della Reuters documenta quella che appare come una vera e propria guerra interna tra manifestanti e forze dell’ordine. Lanci di molotv contro cannoni ad acqua e lacrimogeni;  scene che sembrano quelle di un film d’azione,  che sono purtroppo tragicamente reali.  Il Parlamento ha approvato nella notte  il piano di tagli “imposto” dall’Ue, con soli due voti in più rispetto alla soglia minima necessaria. Una manovra lacrime e sangue da 13,5 miliardi di euro.

Indispensabile per gli aiuti dell’Unione Europea. Un provvedimento, quello votato nella notte, considerato indispensabile per ricevere la tranche di aiuti necessaria alla “sopravvivenza” della Grecia nell’area euro. La capitale, oltre ad essere afflitta da una vera e propria guerriglia urbana, è paralizzata da un paio di giorni è sostanzialmente paralizzata. Lo sciopero generale ha bloccato, trasporti, scuole, banche, uffici delle istituzione, raccolta dei rifiuti. Il Parlamento però, ha comunque votato il provvedimento, ritenendo quest’ultimo l’unica strada percorribile per ricevere i 31,5 miliardi di euro di aiuti. La manifestazione, iniziata pacificamente è esplosa in rabbia quando una parte del gigantesco corteo ha puntato su piazza Syntagma, cercando di rompere il cordone a protezione del Parlamento.

Disoccupazione alle stelle, consumi al lumicino. L’aumento delle tasse permette una maggiore entrata economica nell’immediato ed il previsto licenziamento di 2000 statali dovrebbe garantire, sempre nell’immediato, un maggiore risparmio. Va detto però che una maggiore disoccupazione (già al 25%) implica, almeno, un numero minore di persone in grado di pagare le tasse, se non altro quelle provenienti da reddito da lavoro e quindi una significativa riduzione dei consumi, di conseguenza  l’aggravarsi di una già  drammatica recessione economica. Se non si lavora, non si guadagna e se non si guadagna, banalmente, non si può spendere.  I tagli inoltre colpiscono pensioni e salari (già decurtati da manovre precedenti), di conseguenza è prevedibile una significativa riduzione dei consumi anche per chi uno stipendio ancora ce l’ha.

http://www.youtube.com/watch?v=-0uvBQmsDbw