Pdl: la quiete dopo la tempesta

Dopo i presunti stracci volati nel corso dell’Ufficio di presidenza, Angelino Alfano e Silvio Berlusconi si sono presentati insieme alla conferenza stampa convocata per sciogliere il nodo sulle primarie del centrodestra. E per consegnare l’immagine di un Pdl non ancora completamente fratturato. Ma le parole “rasserenatrici” dei due sono state come sbugiardate dall’evidente tensione, che ha lasciato intendere che lo strappo si sia realmente consumato e per il momento vada solo tenuto nascosto.

A prendere la parola per primo è stato Silvio Berlusconi: “Sono contento dell’incontro di oggi – ha esordito – perché abbiamo capito che possiamo ancora cambiare la storia di questo Paese. Ci sono stati interventi ‘a cuore aperto’ che hanno confermato la qualità della nostra classe dirigente”. Quindi l’annuncio: “Si è approvata una bozza di regolamento delle primarie dando al segretario Angelino Alfano e ad altri 4 membri del partito il mandato per apportare eventuali correzioni – ha spiegato il Cavaliere – mentre io mi occuperò della scelta di 5 garanti”.

Ma a ridimensionare la credibilità di quanto detto dall’ex premier è l’espressione tutt’altro che distesa del suo volto, che sembra documentare il recente scontro consumatosi. Per quanto a esplicita domanda: “C’è una totale condivisione delle posizioni tra me e Alfano – ha assicurato Berlusconi – Ci vogliono l’uno in dissenso dall’altro, ma non è mai accaduto. Gli voglio bene come a un figlio e sono sicuro di essere ricambiatissimo”. Il problema, sembra suggerire l’ex presidente del Consiglio, deve semmai essere rintracciato fuori dal partito: “Il disgusto generale per la politica – ha spiegato – deriva dal fatto che c’è un governo di tecnici che si è installato al posto di un governo voluto dai cittadini”. 

Uno “sgambetto” bello e buono ai Professori, misconosciuti e sconfessati: Abbiamo sbagliato ad appoggiare questo governo che ha una strategia recessiva – ha rincarato Silvio Berlusconi – La situazione economica ci preoccupa ed è dovuta anche a una Germania che svolge un ruolo egoisticamente egemone e non solidalmente egemone”.