Cellule riprogrammate dalla macchina del tempo scoperta a Bologna

Dall’Università di Bologna arriva una tecnologia complessa per combattere le malattie degenerative, una macchina del tempo, cioè, in grado di riprogrammare le cellule adulte. Procedendo per gradi è bene dire che ricercatori e studiosi bolognesi, insieme a studiosi e scienziati sardi e toscani, per la precisione provenienti da Firenze e da Sassari, hanno compiuto una evoluzione del lavoro dei Premi Nobel Shinya Yamanaka e John Gurdon cercando di portare avanti le loro tesi e dopo osservazioni, test ed esperimenti vari sono arrivati a pubblicare i dati raccolti sull’importante rivista americana Cell Transplantation mentre nel capoluogo dell’Emilia Romagna il professor Carlo Ventura, professore di Biologia molecolare, li rendeva noti alla stampa e ai colleghi. Di che cosa si tratta? Nello specifico, motivo di grande interesse è soprattutto la rivoluzionaria tecnologia Reac ovvero Radio Electric Assymmetric Conveyer, in grado di riprogrammare le cellule somatiche adulte, tipo quelle della pelle, e trasformarle in cellule di altro tipo per riparare tessuti ed organi danneggiati da malattie degenerative.

Il meccanismo in questione. La riprogrammazione delle cellule adulte avviene, in poche parole, grazie ad una emissione a bassissima intensità di un campo radioelettrico tramite un convogliatore apposito soprannominato macchina del tempo per la sua capacità di riportare indietro le cellule staminali per consentire la loro riprogrammazione e trasformazione a seconda del bisogno, a seconda cioè, della ‘malattia’ da curare o a riparare organi e tessuti danneggiati. Anche le inutili e bistrattate cellule adipose, le cellule del tanto odiato grasso, per intenderci, potranno quindi nobilitarsi e arrivare a servire, addirittura, per ‘aggiustare’ il cuore in quanto basteranno all’incirca solo settantadue ore di raggi radioelettrici per piegare le cellule adipose o fibroblasti e cambiarne la tipologia d’uso. Venturi, però ci tiene a precisare che: “A questo scopo Yamanaka utilizza ingegneria genetica e vettori virali, ma gli effetti collaterali di questo approccio sono notevoli, per i grandi rischi oncologici connessi. La tecnologia da noi sperimentata invece è libera da queste conseguenze”. Compiuto quindi un importante passo in avanti, il capo della ricerca ed il Magnifico Rettore dell’Università di Bologna hanno rimesso la scoperta, ad opera di due Università e di una azienda privata, nella mani della comunità scientifica internazionale che dovrà esprimersi e convalidare il tutto, ma lo stesso Venturi ha dichiarato: “Cercheremo di validare quanto scoperto in vitro in modelli animali per essere poi pronti all’utilizzo terapeutico”.