Gianpiero Samorì: l’imprenditore che spariglia a destra e a sinistra

Il centrodestra alla ricerca dell’homo novus guarda con cauto sospetto a Gianpiero Samorì. Mentre il Pdl s’incammina affannosamente verso le primarie – con il segretario Angelino Alfano sostenuto dalla nomenclatura – l’imprenditore modenese tenta di sparigliare le carte per inserirsi nel vuoto pneumatico lasciato da Silvio Berlusconi. Sabato sera, nel corso della trasmissione In onda, ha ufficializzato la sua partecipazione alle primarie di centrodestra e la sua candidatura alla leadership del Paese.

Si chiama Moderati Italiani in Rivoluzione l’associazione animata dall’imprenditore Gianpiero Samorì, che i prossimi 17 e 18 novembre terrà a battesimo il suo movimento a Chianciano Terme. Avvocato ed ex banchiere (è stato presidente della Banca di Modena), Samorì possiede una holding, la “Modena Capitale spa”, che contempla (tra l’altro) il controllo di una tv e di un giornale. Tanto quanto basta a far scattare il collegamento con Silvio Berlusconi in tempi – come questi – segnati da una crisi che spalanca le porte alle nostalgie politiche più ardite.

Ed è proprio tra le macerie del centrodestra che l’imprenditore sembra voler muovere i primi passi proponendo una ricetta alternativa, destinata (a suo dire) a riappassionare i cittadini. “La Rivoluzione dei Moderati – si legge nel sito della neo associazione – si condensa in uno slogan semplice e chiaro: toccarne mille per salvarci tutti. E mille sono i privilegi personali, istituzionali e le rendite di posizione senza intaccare i quali la nostra società è destinata ad un rapido declino e all’implosione”. Un concetto che rimanda alla misura notoriamente meno gradita ai “paperoni”, su cui Samorì sembra però intenzionato a puntare molto. “Penso a una patrimoniale per chi ha più di 10 milioni di euro – ha detto – perché anche i ricchi devono far vedere che intendono farsi parte attiva del risanamento”.

E la sua strategia per tornare a correre? “Bisogna ridurre il debito pubblico prendendo i soldi da dove ci sono, dalla Banca d’Italia“, ha spiegato l’animatore di MirNon  solo: “Le politiche industriali si fanno guardando avanti di 20 anni – ha aggiunto – Dobbiamo fare una legge che dice che tra 5 anni in Italia è vietato vendere auto che non siano elettriche o a idrogeno”. E puntare su un alleggerimento del carico fiscale che permetta, soprattutto alle classi medie, di ritornare a consumare. Il “debutto” politico del modenese sembra destinato a portare scompiglio. E non solo nel centrodestra. Se l’imprenditore dovesse riuscire a fare breccia nel cuore dei nostalgici del Cavaliere, a farne le spese potrebbero essere anche i leader del centrosinistra, i cui sogni di gloria potrebbero essere spazzati via come accadde nel 1994.