Diffamazione, sì al carcere per i giornalisti. La norma passa con voto segreto

Il Senato approva la norma che prevede il carcere per i giornalisti in caso di diffamazione. Con voto segreto, infatti, è passato l’emendamento della Lega che prevede il carcere fino ad un anno, oppure una multa da 5 a 50 mila euro, per il giornalista condannato per diffamazione a mezzo stampa.
I sì sono stati 131, 94 invece i contrari e 20 gli astenuti.
Durissima la reazione del sindacato dei giornalisti, secondo cui “i malpancisti forcaioli, dietro il muretto a secco del voto segreto chiesto da Lega e Api, hanno scritto una pagina vergognosa votando per la reintroduzione del carcere per i giornalisti, che veniva cancellato da una proposta di riforma dell’attuale normativa. La legge in discussione sulla modifica delle norme per i reati a mezzo stampa, a questo punto, non ha più alcun senso: è peggiorativa rispetto alla precedente ed è in totale contrasto con la giurisprudenza europea”.
Ma il giudizio negativo non arriva solo dai giornalisti, ma anche dai partiti. L’Idv accusa la Lega: “Questa norma passa con un voto anonimo voi della Lega avete ottenuto un grande risultato politico”.
Mentre il Pd attacca la norma: “Trovo scandaloso coprirsi con il voto segreto, si abbia il coraggio di dire apertamente cosa si vuol fare. Noi abbiamo chiaramente espresso un voto contrario in Senato, dove però siamo in minoranza. Un inciampo gravissimo, dovremo trovare un rimedio”, è il commento del vicesegretario del Pd Enrico Letta.
Sul tema non manca anche il commento del direttore del giornale, Alessandro Sallusti: “Nella tragicommedia del Senato c’è un dato positivo ed è che non se ne farà più nulla. Imploro anche la Camera che stia lontana dal tema: non peggioriamo la situazione della categoria, perché non ho chiesto nessun aiuto”.

Matteo Oliviero