Festival di Roma: I perchè della crisi

C’è poco da dire il Festival del cinema di Roma tutto è tranne che un successo. Si d’accordo siamo solo a metà del percorso, si certo all’appello manca ancora l’arrivo di James Franco, si in fondo non c’è poi tutto questo calo di spettatori. Si possono trovare tutte le giustificazioni che volete, ma il dato è ineludibile. Sale semivuote, nessun richiamo glamour, film che a parte lodevoli eccezioni non sono niente di eccezionale. Così alla fine tramonta il sogno di un grande festival del cinema nella capitale d’Italia. Ma è tutta colpa del direttore Marco Muller? No, ma anche si. diremmo parafrasando colui che l’ha voluto questo festival, che all’inizio si chiamava festa, Walter Veltroni.

Colpe. Muller si difende dall’accusa che il festival sia senza star dicendo che è stato nominato troppo tardi, a giugno, e a quel punto era tagliato fuori dall’avere grandi anteprime internazionali. Restavano gli indipendenti, su cui ha deciso di puntare forte. Ora va anche aggiunto, come dice Riccardo Tozzi di Anica, che questo gusto per le anteprime ad ogni costo è “una fissazione massimalista”. Detto ciò le ragioni del povero Muller sono oggettive, anche perché è’ stato nominato dopo un assurdo tira e molla politico che di certo non ha giovato al buon nome della manifestazione. Ma secondo noi in generale il problema di un festival come quello di Roma ha ragioni antiche e la crisi di quest’anno altro non è che l’epifenomeno che raccoglie e amplifica tutte le contraddizioni accumulatesi in questi anni.

Festa o festival. La prima e in qualche modo più importante è relativa alla natura della manifestazione. E’ una festa o è un festival? Nel primo caso, come lo era nello spirito originario, lo spazio è dato al mercato, alle star, all’incontro col pubblico. Il concorso è una mera occasione di contorno. Chi si ricorda che ha vinto la prima edizione della Festa del cinema di Veltroniana memoria? Eppure tutti ricordano i red carpet con Scarlett Johanson, Departed presentato in anteprima europea che poi avrebbe trionfato agli Oscar. Bisogna fare una scelta di campo. E crediamo che abbia ragione Felice Laudadio quando afferma “Muller ha aggravato la situazione con scelte da Festival specialistico, l’idea del cinema dell’altra metà del mondo è nobile e bella, ma allora non si possono spendere 12 milioni di euro. I festival specialistici li fanno con molto meno