Festival di Roma: Marfa Girl, ovvero comici spaventati guerrieri.

Diciamolo subito, Marfa Girl presentato in concorso al Festival del cinema di Roma per la regia di Larry Clark è un bel film. Non un capolavoro, non un film tremendamente disturbante, ma un bel film senza dubbio. Ci ha ricordato alla lontana Elephant, non tanto per la fluidità dei carrelli a seguire, quanto per l’idea di abbandonare il racconto strutturato in favore di una sorta di pedinamento in cui si inseguono brandelli di vita non esemplare. Il tempo che scorre tra una fumata e una scopata, infarcito di racconti autobiografici, risate, scopate. Ecco il sesso sembra essere il principale canale di comunicazione dei ragazzi di Marfa, eppure le immagini anche molto esplicite di Clark non hanno niente di scandaloso. .

Trama. E’ la vita. Tutto si muove con lentezza parossistica, i discorsi filosofici dei giovani sembrano tele lanciate in aria che non hanno bisogno di incontrarsi. Non c’è una macrostruttura al di sopra. Adam, sua madre, Inez, lo sbirro di frontiera Tom, e tutti gli altri personaggi non sono dentro il racconto per una particolare necessità drammaturgica. Ci sono perchè sembra quasi che quello di essere i personaggi di questo film sia il ruolo che è toccato loro in sorte. Tutto scorre fino a convergere verso la tragedia finale. Una tragedia che ha differenza del capolavoro di Van Sant è meno cruda e anche meno raggelante. Al netto di ciò Clark ha buon gioco nel dirigere un cast di sconosciuti, presentando quella che sembra la pellicola esemplare di un festival che punta tutto sul cinema indie. Marfa Girl secondo noi in questo contesto ci sta dentro da dio.

Voto: 7+