Genova: uccide l’omonimo perché geloso della sorella

Matteo Biggi ha ucciso, pugnalandolo al petto, Matteo Biggi, perché geloso della sorella. Il caso di Genova ha davvero dell’incredibile: due ragazzi, stesso nome, stesso cognome, stessa età e stessa professione. L’unica differenza era costituita dal carattere, la vittima solare e pieno di vita, l’omicida ombroso e segnato da una forte depressione; sarebbe stata proprio la sua malattia il motivo scatenante del raptus che ha armato la sua mano, lunedì sera, spingendolo ad affrontare l’omonimo all’interno della palestra che entrambi frequentavano.

La tragedia si è consumata davanti agli occhi esterrefatti del padre dell’assassino che, preoccupato dal suo stato mentale, diventato evidente con la sua ossessione per la profezia dei Maya relativa alla fine del mondo, aveva cominciato a seguirlo come un’ombra; ma niente ha potuto fare per impedire che l’altro Matteo venisse accoltellato in pieno petto, troppo veloce il figlio nel colpirlo e troppo distante il padre per poter intervenire.

Secondo la ricostruzione effettuata dagli inquirenti, sarebbe stata una foto pubblicata sul profilo Facebook della sorella dell’assassino, che la ritrae mentre dà un bacio all’altro Matteo, a scatenare la sua furia: la sua malattia gli aveva fatto sviluppare un insano senso di protezione nei confronti di Virginia. Secondo i medici che lo hanno visitato in carcere, l’omicida non sarebbe in grado di fornire un resoconto lucido di quanto avvenuto, e, con molta probabilità il suo avvocato farà richiesta di una perizia psichiatrica necessaria per stabilire se Matteo è in grado di intendere e di volere e quindi imputabile.