Assoluzione Vendola: i pm all’attacco del gup

A quattordici giorni dall’assoluzione piena di Nichi Vendola, a sparigliare le carte interviene una missiva inviata alla Procura generale di Bari. A scriverla sono stati i pm Desirè Digeronimo e Francesco Bretone che, nel corso del procedimento, avevano chiesto una condanna di 20 mesi di reclusione per il governatore della Puglia. Stando alla loro versione dei fatti, la sentenza del gup, Susanna De Felice, potrebbe essere stata condizionata da un elemento inedito: l’amicizia con la sorella dell’imputato, Patrizia Vendola. Da qui la richiesta, inoltrata al procuratore Antonio Pizzi, di indagare sulla vicenda per verificare l’effettiva “terzietà” del giudice.

La notizia diffusa dal Fatto Quotidiano rischia di riaprire una pagina della recente cronaca giudiziaria: quella che ha coinvolto il leader di Sel, Nichi Vendola. Il gup, Susanna De Felice, lo ha assolto con la formula piena, ma i pm Digeronimo e Bretone sembrano non voler accettare la sentenza. Il motivo? La presunta amicizia di Patrizia Vendola (sorella di Nichi) con la stessa De Felice che, sostengono i pm, avrebbe per questo “favorito” l’imputato.

Ma la storia è in realtà più complessa: quello tra Patrizia Vendola e Susanna De Felice sarebbe, infatti, un semplice rapporto di conoscenza. Le due donne si sarebbero incontrate ad alcune cene organizzate da amici in comune, ma non avrebbero mai approfondito la reciproca conoscenza. Non solo: secondo le indiscrezioni filtrate, ad alcune di queste cene avrebbe partecipato anche Desirè Digeronimo, che avrebbe potuto sollevare il problema prima dell’inizio del procedimento e non a sentenza già emessa.

La tempistica della missiva è apparsa, infatti, per lo meno sospetta e ha spinto molti a credere che la mossa fuori tempo massimo dei pm debba essere letta come l’estremo tentativo di riaprire il caso Vendola. Ma non è tutto: prima di procedere, il giudice De Felice avrebbe, infatti, sentito il bisogno di informare il proprio superiore dell’esistenza di un rapporto di conoscenza con Patrizia Vendola, rimettendo a lui la decisione sul da farsi. Un’auto-denuncia che potrebbe bastare a diradare le nebbie sulla “terzietà” del gup e confermare la “bontà” della sua sentenza.