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Di Pietro: l’imbarazzo per Maruccio e l’affondo su Marchionne

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La notizia dell’arresto di Vincenzo Maruccio deve averlo destabilizzato ulteriormente. Il periodo nerissimo di Antonio Di Pietro – alle prese con immobili, “scissioni” e guai giudiziari – sembra non voler finire mai. Per uscire dall’angolo politico in cui è si è confinato, il partito dell’ex pm ha però scelto di non “chiudersi in casa”. Anzi: in occasione della manifestazione organizzata ieri dalla Cgil a Pomigliano d’Arco, Di Pietro ha sfilato in prima fila, appoggiando con convinzione la lotta degli operai contro Sergio Marchionne.

In principio furono De Gregorio, Scilipoti e Razzi. Ma la lista degli “impresentabili” reclutati dall‘Idv rischia di ingrossarsi in maniera imbarazzante. Il recente arresto dell’ex capogruppo alla Regione Lazio ha segnato forse il punto di non ritorno, costringendo il partito dell’ex togato nel “calderone” indistinto del “così fan tutti”. Per questo Antonio Di Pietro (e con lui i “fedeli” che gli sono rimasti accanto) deve rimboccarsi le maniche e velocizzare la riorganizzazione del partito, puntando su nuove metodologie di selezione.

“Al governo vogliamo persone con le mani pulite – ha detto commentando l’arresto di Maruccio – Chi se le sporca è fuori. Non abbiamo fatto sconti a nessuno: quando il partito ha saputo dell’avviso di garanzia a Maruccio, ha preteso le sue dimissioni anche da consigliere regionale. Per il futuro, continueremo a operare così”. Nei limiti dell’umano possibile – ha aggiunto Di Pietro – adotteremo questa regola: chiunque riusciamo a capire che non è opportuno, eviteremo di candidarlo”.  Attraverso uno “screening” sulla Rete che ricorda il modus operandi di Beppe Grillo.

Intanto ieri Antonio Di Pietro non ha rinunciato a sfilare al fianco dei lavoratori in sciopero a Pomigliano d’Arco, ravvisando nella mobilitazione l’occasione giusta per tentare una prima “riabilitazione” del partito. E dal suo blog ha lanciato una tagliente invettiva all’ad della Fiat: Marchionne si sente al di sopra della legge – ha scritto il leader dell’Idv – A Melfi, nonostante l’ordine del tribunale, rifiuta di reintegrare tre operai ingiustamente licenziati per aver partecipato a uno sciopero. A Pomigliano, vuole licenziare 19 lavoratori come rappresaglia per doverne assumere altrettanti della Fiom. E’ un ricatto bello e buono – ha affondato Di Pietro – un comportamento da brigante e da bulletto di strada, certo non da responsabile manager di una grande azienda”.

 

 

 

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