Election day, resta alta la tensione. Napolitano: Non parlo ora

Sull’election day è a rischio il futuro del governo. Nessuno lo dice apertamente ma è questa la sensazione che si respira tra i partiti, impegnati in un duro scontro sulle date delle prossime elezioni regionali e nazionali.
Dal Pd Bersani prova a smorzare ogni polemica e ogni rischio di crisi: “Se si vuole considerare l’ipotesi di anticipare le elezioni politiche, si proceda alla modifica della legge elettorale e non a far polemica. La data delle elezioni regionali, legge alla mano, è dovuta, obbligata. Quanto all’ipotesi di anticipare le elezioni politiche bisogna rispettare le prerogative del presidente della Repubblica“.
Il Pdl fa quadrato intorno ad Alfano che minaccia crisi in caso di mancato accorpamento delle elezioni in Molise, Lazio e Lombardia con le politiche nazionali: Sulla crisi di governo, molto dipende da Bersani. Se insiste a portare il paese a votare, per uno capriccio, venti giorni prima delle politiche, noi non possiamo seguirlo. È una follia, che il governo deve impedire. Noi speriamo che il governo fermi questa follia entro domani. Valuteremo la decisione dell’esecutivo domani in consiglio dei ministri”.
Casini rilancia le ipotesi dettate dal Pdl: “Bisogna trovare una soluzione assieme, non dobbiamo dare prova di infantilismo politico. Siamo preoccupati da una campagna elettorale che durerebbe 4-5 mesi, paralizzando il governo. E che non serve a nessuno. Coi problemi e con le tensioni sociali, sarebbe meglio una campagna che duri due mesi“.
Sul tema interviene anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che assicura: “Non ne parlo ora. Non invado campi altrui, ma non taglio solo nastri. Non esito a esprimermi con spirito critico anche nei confronti dei comportamenti dell’attuale governo nel suo complesso, e non perdendo di vista quel che l’Italia deve al governo del presidente Monti per un recupero incontestabile di credibilità e di ruolo nel mondo. Non si può giocare con il rischio di un fallimento dei conti dello Stato”.

Matteo Oliviero