Calcioscommesse, Conte fermato senza prove: le motivazioni del Tnas

Agghiacciante“, avrà pensato il diretto interessato, costretto ad assistere dalla tribuna alle partite della Juventus fino al prossimo 9 dicembre. Antonio Conte, squalificato per omessa denuncia in relazione allo scandalo del calcioscommesse, ieri pomeriggio ha avuto la possibilità di leggere le dodici pagine con cui il collegio arbitrale del Tnas ha spiegato i motivi della riduzione dello stop da dieci a quattro mesi. Ad un uomo della sua moralità (“della quale sono molto dotato“, ha tenuto a precisare ieri sera in risposta ad Antonio Cassano) dev’essere ulteriormente ribollito il sangue nelle vene: ad una condanna ritenuta – dal tecnico bianconero – totalmente inaccettabile, si sono aggiunte delle motivazioni che lasciano quantomeno interdetti.

Probabilmente colpevole – Nel Lodo Arbitrale, il presidente del collegio Massimo Zaccheo e gli arbitri Guido Calvi ed Enrico De Giovanni scrivono che “per affermare la responsabilità di un incolpato di una violazione disciplinare sportiva non occorre la certezza assoluta della commissione dell’illecito né il superamento di ogni ragionevole dubbio“. Tradotto, per condannare un imputato non c’è bisogno di trovare prove tangibili a suo carico. E’ sufficiente, si legge nelle motivazioni della sentenza, “un grado inferiore di certezza, ottenuta sulla base di indizi gravi, precisi e concordanti, in modo tale da acquisire una ragionevole certezza sulla commissione dell’illecito“. Su questo traballante standard probatorio (“previsto, nell’ordinamento sportivo, in materia di violazione delle norme anti-doping“: in cui però sono necessari dati scientifici come le analisi di laboratorio, non certo dichiarazioni di pentiti più o meno credibili) poggia la squalifica di Conte. Secondo il Tribunale Nazionale di Arbitrato Sportivo, l’allora tecnico della Robur “non poteva non sapere” della combine di AlbinoLeffe-Siena del 2011 perché di tale illecito era a conoscenza il suo stretto collaboratore (e reo confesso) Cristian Stellini.

Mastronunzio infortunato – Clamorosamente sconfessato, invece, il “tema Mastronunzio”. I certificati medici e i comunicati stampa prodotti dalla difesa di Conte hanno fatto crollare uno dei pilastri su cui si fondava la tesi della Corte di Giustizia federale, che nello scorso mese di agosto aveva confermato – pur riformandola profondamente – la pena a 10 mesi di squalifica inflitta dalla Commissione Disciplinare: “Gli argomenti logici e le prove documentali offerte – si legge nel lodo – portano a concludere che Mastronunzio non era stato messo fuori rosa da Conte per essersi rifiutato di partecipare alla commissione dell’illecito, ma perché infortunato in quel lasso temporale“. Anche da qui nasce la decisione di ridurre di sei mesi la squalifica del tecnico, che tornerà a sedersi sulla panchina della Juventus nella prossima trasferta di Palermo dopo aver saltato 15 gare di campionato, 6 di Champions League più la Supercoppa di Pechino. In tutto fanno 22 partite: tante, per chi si è sempre professato innocente.