Luisella Costamagna vs Flavio Briatore: altro che maestrina, una “mistress”

Luisella Costamagna, ospite fissa di Servizio Pubblico, ha osato sfidare il Boss Flavio Briatore rischiando il canonico “Sei fuori!”, invece si è beccata della “maestrina”; offesa poco fantasiosa, il patinato Flavio avrebbe potuto fare di meglio ma si sa, stare sotto il fuoco incrociato della Costamagna in versione mistress/so aggressive e di Travaglio, è arduo anche per il re del Billionaire. Ospite della puntata di ieri, Giovedì 15 novembre, del programma condotto da Michele Santoro, Servizio Pubblico, Flavio Briatore si è ritrovato a parare i colpi di una preparatissima Costamagna che, con malcelata ironia, dopo aver ripercorso fasti e miserie (giudiziarie) del manager gli pone una domanda che lo stizzisce visibilmente.

Un modello per i giovani?: è chiaro dove la giornalista voglia andare a parare sin da subito ovvero ricordare i problemi con la giustizia di Briatore, nella fattispecie con il fisco, interrogandolo se, nonostante questi incidenti di percorso, lui si ritenga un modello dal quale i giovani debbano trarre ispirazione, essendogli stato cucito su misura un programma televisivo di successo qual’è stato The apprentice popolato da una fauna di aspiranti self made man/woman, di discutibile natura antropologica. la Costamagna parte da lontano, dalla provincia di Cuneo che ha dato i natali al manager, rimembra la sua tesina di maturità inerente la progettazione di una stalla, essendo un geometra, i conclamati successi imprenditoriali ma anche le condanne per gli affari connessi a bische clandestine e gioco d’azzardo, la latitanza all’estero, l’amnistia che gli ha permesso il ritorno in italia, sino all’inchiesta a suo carico per evasione fiscale da 5 milioni di euro.

Maestrina: Flavio Briatore ascolta in silenzio ma, non appena agguanta la parola, è lapalissiana la sua stizza verso la giornalista che apostrofa, immediatamente, come “maestrina“. Dopodiché, con aria per nulla divertita, cala subito il proprio asso, snocciolando il numero di persone che hanno un lavoro grazie alla sua capacità imprenditoriale nonché i sette mondiali vinti in Formula Uno: che queste non siano noccioline è un dato oggettivo. Meno convincente, invece, la parte di autodifesa relativa ai precedenti problemi avuti con la giustizia: Briatore chiede ai suoi delatori se conoscono qualcuno che nella vita non abbia mai sbagliato (riferendosi esplicitamente ai comportamenti illegali dei quali è stato chiamato a rispondere) ma, questa volta, sceglie l’esempio sbagliato quando asserisce “Qui da noi c’è sempre un problema di invidia (…) In America uno che cade e si rialza è considerato un genio”. Il Boss ha fornito l’assist perfetto a Travaglio che subito puntualizza: “Ha fatto l’esempio sbagliato, in America uno condannato per evasione manco lo salutano.

Si chiude, con estrema raffinatezza, la querelle quando l’economista Nunzia Penelope contesta le analisi economiche fornite da Briatore in relazione ai propri studi, ed ecco che esce il ruspante e concreto uomo d’affari che liquida così il dibattimento in corso: “Ma non mi rompa i maroni col suo libro, a quanta gente dà lavoro lei e tutti questi professori? (…) I suoi numeri? Li giochiamo al lotto.” Il Topos, la facoltà di creare posti di lavoro, ritorna sistematicamente e pare lo scudo di Atena con il quale Briatore può sconfiggere qualunque accusa: bische clandestine VS posti di lavoro, evasione fiscale VS posti di lavoro…agli italiani l’ardua sentenza, ed in parte anche al fisco.