Elezioni, Grillo: Anticipano il voto perchè hanno paura

Il portavoce del Movimento 5 stelle lancia la sfida al Parlamento. Non sarà lui il candidato leader, ammette: “Io in Parlamento? Non potrei, io sono un delinquente. Ma mi ci vedete a me a Roma con Cicchitto, o con Gasparri o con Fini che mi dice ha facoltà di parlare? Non potrei starci dieci minuti”.
Saranno cittadini a scegliere i candidati: “Se andremo in Parlamento, ci andranno persone scelte dalla Rete, professionisti, gente onesta, per bene, educata, con un’etica. Io non so ancora chi ci andrà, saranno votate in Rete“.
Grillo risponde a chi lo accusa di essere l’antipolitica, non è il Movimento ad essere eversivo: “Se non ci fosse il Movimento 5 stelle in Italia arriverebbero gli eversivi, quelli veri. Noi abbiamo riempito un vuoto. Negli altri Stati ci sono le albe dorate, in Francia c’è Le Pen, in Ungheria e in mezza Europa ci sono i nazisti. Il Movimento 5 stelle è solo all’inizio. E’ un virus che non si ferma più, è la dimostrazione che la politica senza soldi funziona. Siamo la prima forza politica in Italia, siamo l’ultima speranza di una rivoluzione senza violenza, siamo una barriera protettiva tra lo Stato e la gente“.
I partiti? Secondo Grillo hanno solo paura, e anticipare le elezioni è solo per mettere in difficoltà il Movimento: “Se facessero le elezioni domani, noi saremmo in difficoltà perché dobbiamo raccogliere le firme mentre i partiti no. Per questo stanno cercando di anticipare. Hanno paura. Se Schifani si lascia scappare che possiamo arrivare all’80% o sta delirando o ha informazioni che noi non abbiamo”.
Non solo, anche la legge elettorale è studiata per svantaggiare il Movimento 5 stelle: “Vogliono mettere questo per non farci entrare, ma possono mettere quello che vogliono, noi arriveremo all’80% degli italiani che vogliono cambiare. Noi vogliamo entrare in Parlamento per modificare la Costituzione. Vogliamo inserire nella Costituzione il referendum propositivo senza quorum e rendere obbligatoria la discussione in Parlamento delle leggi di iniziativa popolare che possono essere proposte con 50 mila firme, se poi il Parlamento dice no si va al referendum”.

Matteo Oliviero