Nuove terapie per debellare l’emicrania?

Quanti soffrono di emicrania? Dieci milioni di italiani? Cosa si può fare per aiutare tutte queste persone a stare meglio? Gli studi proseguono e con progredire della scienza arrivano sempre nuove indicazioni in grado di aiutare qualcuno e sopportare la cefalea che secondo l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, è la malattia che occupa di diritto il 12° posto per le donne e il 19° posto per gli uomini nella classificazione dei disturbi che provocano disabilità. Prima di parlare delle possibili soluzioni e delle ultime scoperte è bene però fare il punto sull’emicrania e sui suoi sintomi. Essa fa parte, infatti, della famiglia delle cefalee vascolari che colpiscono più sovente le donne, ma che, in generale, non guardano in faccia a nessuno e mettono k.o. per 12-24 ora la persona colpita. Solitamente l’emicrania provoca un dolore pulsante e molto intenso da una parte sola della testa, però nel 40% dei casi, il dolore è bilaterale, accompagnato da nausea e vomito, a volte  anche da tremore e giramenti di testa ed in alcune persone da sintomi di avvertimento pre -emicrania (detti aura) come visione confusa ed intorpidimento. Secondo uno studio condotto dall’Università di Padova i fattori scatenanti più frequenti sono: lo stress, le alterazioni del sonno-veglia, i repentini cambi di stagione, irregolarità nei pasti, alternanza tra periodi di lavoro intensi e momenti di relax e, solo per le donne, le fasi mestruali.

Cure al vaglio fra problemi e dissensi. Fra rimedi della nonna e consigli di assumere caffeina prima di andare a dormire o di massaggiarsi le tempie con della menta vi sono studi medici che consigliano differenti cure criticando le altre e che forse poco aiutano il paziente a capire come dovrebbe curarsi. In ogni caso per i pazienti affetti da cefalee è sempre bene evitare i rimedi fai da te e rivolgersi a medici di fiducia per esami accurati e cure mirate che potrebbero prevedere anche uno degli studi in essere. Durante il Congresso della Società Italiana per lo studio delle cefalee, infatti, si è parlato, ad esempio, di un impiego  puramente ad effetto placebo dei vari analgesici che in caso di cefalea acuta sono come andare in battaglia con le armi spuntate. Se uno crede che la medicina avrà effetto potrà anche sentir diminuire il dolore, ma nel caso più acuto i sintomi rimarranno tali. All’interno del dibattito i medici hanno preso in esame, anche, terapie innovative come la stimolazione transcranica ovvero l’utilizzazione di campi magnetici attivi in aree definite del cervello oppure cure attraverso l’assunzione dei triptani, ovvero farmaci per cefalee intense e gravi in grado di agire sul dolore e sui vari sintomi curando il paziente durante la fase acuta perché agiscono sulle costrizioni dei grandi vasi cranici, questi farmaci, però, non incontrano il parere favorevole di una parte di medici che li ritiene troppo pesanti.