Carceri italiane: sovraffollamento e suicidi in aumento

È un viaggio senza ritorno quello nel buio tunnel delle carceri italiane; sovraffollate, invivibili: solo sporadicamente svuotate tramite la discussa legge sull’indulto, quella che rimette in libertà spesso criminali con reati pesanti alle spalle, alcuni pronti a delinquere di nuovo, diventando di nuovo piaga per la società. Chi resta dentro, però, in quel tunnel senza uscita, rischia di non vedere mai la luce. Le case di detenzione del Bel Paese nella maggior parte dei casi sono oggi veri propri fiumi umani. Dietro quelle sbarre ci sono drammi e carenze strutturali all’ordine del giorno. Questa è la drammatica situazione delle carceri di casa nostra, mai come ora una bomba a orologeria pronta a scoppiare. Non possiamo di certo fare di tutta l’erba un fascio, in quanto alcune strutture penitenziarie sono ben gestite e non riscontrano i problemi sovraesposti, ma, in linea generale, il quadro è desolante: personale penitenziario sotto organico, locali insufficienti, detenzione comune tra condannati a reati anche gravissimi e persone in attesa di giudizio. Soggetti malati che rischiano di finire i propri giorni dietro le sbarre per le cure che non arrivano o se arrivano, non sono sufficienti.  A guardare i dati, le politiche inerenti alle carceri degli ultimi governi, o non ci sono state, o comunque sono risultate inefficaci: in tema di sicurezza spesso non si è tenuto conto dello stato in cui versano le carceri italiane, aspetto questo troppe volte sottovalutato da tutta la classe politica di ieri e di oggi, senza distinzione di colore, intenta, nel caso di quelle che si sono avute nelle ultime legislature, solo a tagliare su ogni spesa tranne che sui propri stipendi. E questo invece dovrebbe essere uno dei problemi prioritari da affrontare.

Le piaghe delle carceri italiane: sovraffollamento e suicidi – Le ‘patrie galere’ attualmente hanno una capienza di 43.117 posti, a fronte di una popolazione carceraria di 63.217 detenuti, con una media di circa 1000 nuove ingressi al mese, il numero più alto dell’intera storia carceraria nazionale. Il sovrappopolamento dunque è uno dei problemi irrisolti che grava sulle carceri italiane. L’altro problema è quello dei suicidi che si verificano al loro interno. In Italia ogni anno muore in carcere un detenuto su mille, negli Stati Uniti uno su 4 mila. A tutto ciò si aggiungano le gravi carenze nell’organico mostrate negli istituti di pena italiani. Mancano all’appello un quinto dei membri della polizia penitenziaria previsti, mentre gli psicologi e gli educatori sono oramai diventati delle vere e proprie rarità, disponibili solo per alcune strutture. E non vi è nessuna differenza tra Nord e Sud Italia: la situazione è drammatica in tutta la Penisola. Questa è la realtà, quella realtà quotidiana che si ritrovano a vivere i detenuti in ogni parte d’Italia. Le circa 206 prigioni italiane stanno scoppiando. L’Italia  ha molti problemi da risolvere e troppe soluzioni da trovare, e il tempo delle decisioni è arrivato. Le carceri sono diventate troppo affollate per i detenuti che ci stanno stretti.

L’Italia degli sprechi – Che l’Italia sia il Paese degli sprechi e delle opere incompiute è ormai una realtà innegabile, ma promuovere la creazione di nuove carceri e, al tempo stesso, scoprire che sul suolo italiano ci sono almeno 40 istituti di pena terminati e mai entrati in funzione lascia davvero perplessi. Sono molteplici in Italia gli istituti penitenziari già costruiti, spesso ultimati, a volte anche arredati e vigilati, che però sono inutilizzati e molte sono anche quelle strutture che versano in uno stato d’abbandono totale. È ovvio, dunque, che la costruzione di nuove strutture carcerarie non è la soluzione, ma solo l’ennesima falsa illusione di risolvere un problema. Bisogna puntare sulla qualità delle nostre carceri. Non è possibile infatti che i detenuti vivano in una situazione da Terzo Mondo, disponendo a volte di meno di 3 metri quadrati di spazio per persona. Non è possibile che possano esserci in una cella addirittura 8 persone. Questo non è vivere, questo è cercare di sopravvivere. Il carcere già di per sé è una realtà estremamente tragica. È un mondo caratterizzato da regole e codici, dove tutto è traumatico e coercitivo. È difficile accettare delle restrizioni, soprattutto in una società come la nostra, dove l’individuo sembra avere libertà illimitata di scelta e d’azione. Il risultato è che la pena detentiva non diventa uno strumento in cui la persona paga il suo errore attraverso la privazione delle sue libertà fondamentali (come attestato da tutte le Convenzioni internazionali ed europee sulle carceri), ma diventa un vero e proprio ‘inferno’, dove, tra sovraffollamento e mancanza di strumenti, l’obiettivo è quello di non impazzire. Ecco perché molti detenuti si ritrovano a fare la scelta ultima: suicidarsi, per non vivere più in questa situazione.

Il Governo italiano dovrebbe dunque impegnarsi nell’attuare delle norme che restituiscano una dignità a questi uomini, spesso tenuti e trattati come e peggio degli animali. Sicuramente sono uomini che hanno commesso degli errori, alcuni anche gravi, per questo servono interventi legislativi, mirati, energici, che possano realmente favorire il loro recupero nella società.