Alfano e il boomerang delle primarie

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:20

Il sentore è che lo strumento fortemente voluto dal segretario del Pdl possa trasformarsi in un insidioso boomerang. La confusione sulle primarie di centrodestra rimane alta e rischia di danneggiare il suo più convinto promoter, Angelino Alfano. Il numero degli aspiranti candidati (i nomi verranno ufficializzati domenica prossima dopo la presentazione delle 10 mila firme richieste) ha raggiunto la doppia cifra, disegnando uno schieramento assimilabile a una squadra di calcio. E a scendere in campo (o per lo meno a tentare di farlo) saranno giocatori dalle caratteristiche diverse, che minacciano di “balcanizzare” la competizione ridimensionando il probabile successo del segretario.

L’ultima a dire sì è stata ieri l’ex ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, che con la sua candidatura ha creato non poco imbarazzo agli ex colleghi di An già impegnatisi nell’endorsement di Alfano. A vivacizzare la competizione ci saranno poi Daniela Santanchè, Michaela Biancofiore e Alessandra Mussolini, che promettono confronti elettorali a dir poco infuocati. A cui potrebbe fornire il suo importante contributo anche il critico d’arte, Vittorio Sgarbi. Tra gli 11 candidati anche il “formattatore” Alessandro Cattaneo (sbrigativamente indicato come il Renzi del Pdl), Guido Crosetto, Giancarlo Galan e i due outsider Gianpiero Samorì e Alfonso Marra.

Una squadra quanto mai nutrita (e variegata) che rischia di togliere ulteriore credibilità alle primarie. Per quanto il segretario Angelino Alfano abbia tentato di fare buon viso a cattivo gioco: “Sarà una gara di idee, non una fiera delle vanità”, ha detto ieri. Parole distensive, utili a celare la tensione che – secondo i beninformati – starebbe invece attanagliando l’ex ministro. Se tutti gli aspiranti candidati dovessero riuscire a depositare le 10 mila firme, infatti, le primarie potrebbero assumere i contorni di un vero e proprio “circo mediatico” e affossare ulteriormente le quotazioni del partito.

Non solo: la partecipazione di 11 candidati provocherebbe una “balcanizzazione” del voto, con conseguente “dimagrimento” della percentuale a favore del vincitore (quasi sicuramente Alfano), il quale potrebbe quindi uscirne paradossalmente danneggiato. E non è tutto perché i nodi da sciogliere restano ancora tanti. A partire da quello della data che ha spinto alcuni ad incoraggiare l’opzione di “spalmare” le primarie in due giorni e altri a immaginarle  online. Ma a spuntarla dovrebbe essere la proposta avvallata anche da Angelino Alfano, che ha suggerito di convocarle il prossimo 20 gennaio.

I dettagli verranno definiti nel corso del prossimo ufficio di presidenza (la cui convocazione non è ancora stata ufficializzata), dove Alfano e gli altri dovranno fare i conti con l’incognita più grande: Silvio Berlusconi. Che, secondo i più maliziosi, guarderebbe con grande soddisfazione al caos regnante nel partito, smanioso di pronunciare la fatidica frase destinata a smontare i “sogni di gloria” del suo eterno “delfino”: “L’avevo detto che le primarie non servivano a nulla, adesso torno in campo io”.