Fra sonno e veglia per scoprire l’ora della morte

Sarà vero? Siamo veramente sicuri di volerlo sapere? Pare che dal Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston, grazie alla pubblicazione su Annals of Neurology, sia giunta fino a noi la notizia di una ricerca che riguarda i geni e l’ora della nostra morte. Dagli studi sull’Alzheimer e sul morbo di Parkinson, dagli studi sull’alternarsi del sonno e della veglia si è giunti a ipotizzare o quantomeno a segnalare la presenza di alcune coincidenze nei dati emersi.

La ricerca. Per giungere a tale scoperta gli scienziati hanno coinvolto ben 1200 persone con età media 65 anni e tutte in salute, per osservare i loro comportamenti, studiare le loro abitudini e fare esperimenti da cui trarre ipotesi e tesi da validare o smentire. Studiosi e ricercatori sono così giunti a scoprire che un singolo nucleotide, un monomero di acidi nucleici quali DNA e RNA, chiamato Period 1 variava fra due gruppi di soggetti che avevano differenti comportamenti per quanto riguarda la veglia ed il sonno. Gli studiosi si sono cioè accorti che il 60 per cento degli individui avevano l’adenina (A) e il 40 per cento aveva la guanina (G). A spiegare meglio questa scoperta ci ha pensato James Putnam dicendo: “Questo particolare genotipo influenza il pattern veglia-sonno di praticamente ogni individuo: le persone che hanno il genotipo AA tendono a svegliarsi presto la mattina, esattamente l’opposto di quelle che hanno il genotipo GG”. Negli oltre quindici anni di osservazioni e raccolta dati si è poi scoperto che tali differenze si possono legare all’ora della morte. Le persone con il genotipo AA o con genotipo AG, quelli che tendevano cioè a svegliarsi presto, tendevano a morire, infatti, intorno alle 11 del mattino, mentre quelle col genotipo GG, quelli che si svegliavano tardi, tendevano a esalare l’ultimo respiro intorno alle 6 del pomeriggio. Secondo lo studio, quindi, attraverso queste particolarissime combinazioni si stabilisce non solo il ritmo di veglia e sonno, ma anche le abitudini, la possibilità di ictus e attacchi cardiaci e di conseguenza la morte. A conclusione di ciò pare giungere a fagiolo la frase dello scienziato Clifford Saper che ha sentenziato: “Adesso abbiamo un gene che predice il momento del giorno in cui una persona muore, fortunatamente non il giorno”.