Cremona: barista spegne le slot machine

Troppe persone rovinate a causa delle slot machine, perciò una barista di Cremona decide di spegnerle, rinunciando all’entrata mensile sicura e consistente che ne ricavava. Aveva visto troppe persone rovinate, soprattutto pensionati con pensioni bassissime, giovani disoccupati, casalinghe o studenti che saltavano la scuola per passare ore davanti alle macchinette mangiasoldi, con la speranza di riuscire ad aumentare una volta ogni tanto le entrate mensili, in realtà riducendosi sul lastrico.

La barista modello, Monica Pavesi, riceverà un riconoscimento dal Comune di Cremona, per aver compiuto il nobile gesto, impedendo che i clienti del suo locale continuassero a perdere cifre ingenti. In questo modo ha però, consapevolmente rinunciato ai consistenti incassi: le due macchinette presenti all’interno del bar fatturavano circa 40-50 mila euro dei quali lei incassava il 6%, pari a circa 1.500 euro circa ogni 15 giorni, e rischiando inoltre conseguenze ancora più onerose: il contratto sottoscritto con le concessionarie scadrà infatti nel 2015, e, con molta probabilità le sarà chiesto un risarcimento danni, anche se non è ancora chiara l’entità della somma esigita.

Il sindaco di Cremona, già da tempo impegnato in una crociata anti slot, si augura che l’esempio della coraggiosa barista possa essere seguito da altri gestori di locali della città. Ma chi rinuncia alle macchinette, da cui arrivano quasi sempre gli incassi che permettono di tenere aperto il bar, avrebbe bisogno di maggiore sostegno, infatti le concessionarie invogliano sempre più i baristi a installare le slot. La città con una maggiore spesa pro capite per le macchinette è Pavia, con 2.870 euro all’anno utilizzate per quella che ormai è diventata una vera e propria malattia.