Grillo non va in Parlamento? Lo dice da sempre

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:15

Ieri a Ballarò Beppe Grillo non ha fatto altro che confermare quel che dice da sempre. Non sarà un candidato del Movimento Cinque Stelle in Parlamento. Non potrebbe nemmeno se volesse. Cadrebbe altrimenti uno dei pilastri morali sui quali lo stesso Movimento si fonda, la “non eleggibilità dei condannati” come rappresentati del popolo, il cosiddetto Parlamento pulito. Lui, che per sua stessa ammissione, è “pieno di carichi pendenti” ed arriva ad auto-definirsi “un delinquente”, dal Parlamento resterà fuori.

Candidati scelti in rete. Le esternazioni del comico non sono sicuramente una novità; da sempre infatti Grillo diffonde il bistrattato verbo dei “candidati scelti in rete”, soluzione ultra-democratica, ma anche messa in discussione nel merito da attivisti e frequentatori del blog. L’idea infatti è buona, è il messaggio che passa, ma la sua attuazione pratica non è poi così semplice. In ogni caso la strada del tutto pubblico e trasparente, quindi tutto in rete (discussioni comprese) non è una di quelle che l’M5s pare abbia intenzione di abbandonare. “Se andremo in Parlamento – ha spiegato il leader del Movimento pochi giorni fa ad Aosta (dove ha sostenuto il referendum “contro” la costruzione di un  pirogassificatore) – ci andranno persone scelte dalla Rete, gente onesta, educata, con un’etica. Non so ancora chi ci andrà, saranno votate in Rete”.

Un piede dentro e un piede fuori. In ogni caso, il rapporto degli aderenti all’M5s con il Parlamento, se la linea rimarrà questa, sarà sempre un po’ anomalo. L’ultima di Grillo ad esempio, è il politometro. Va bene essere dentro alle cosiddette stanze del potere, avere nel Movimento dei parlamentari, ma niente rimborsi elettorali (come in Sicilia) e non più di due mandati, come avviene per ognuno degli eletti del Movimento ad ogni livello. Un modo diverso di interpretare le regole della politica che, va detto, può anche causare i suoi bei problemi. Il limite dei due mandati, ad esempio, va bene da una parte perchè esercita un controllo preventivo ma, viene da chiedersi, se l’eletto (in rete) si è comportato ed ha operato bene per tutto il tempo dei suoi due mandati (ammettendo che riesca ad essere rieletto dopo il primo), perchè “liberarsene”? Perchè cambiarlo con un altro che a) potrebbe essere una mela marcia (nonostante i controlli infatti, è impossibile avere la certezza assoluta dell’onestà di una persona) b) potrebbe essere onestissmo ma, ad esempio, meno capace, o semplicemente meno brillante del suo predecessore. A prescindere dalle questioni gestionali comunque,ad adesso va riconosciuta a Grillo una costante coerenza nel dichiarare la sua “non eleggibilità” in Parlamento, a sua volta coerente con i dettami su cui si fonda l’M5s.

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