Legge elettorale: è stallo continuo

Nonostante il pressing continuo delle più alte cariche dello Stato, la tribolata legge elettorale giace ancora su un binario morto. Quello che passa per la commissione Affari costituzionali del Senato dove l’intesa tra i partiti appare quanto mai lontana. Ieri l’ultimo stop, registratosi sul famoso “premietto” da concedere al primo partito, col Pd sul piede di guerra contro Lega e Pdl.

Quella soglia del 42,5% impossibile da “agguantare” ha esasperato le tensioni tra i partiti, che duellano senza sosta sul cosiddetto “premietto” che dovrebbe garantire la governabilità alla lista più votata. Da qui la guerra sui numeri, con la proposta del solito Roberto Calderoli (già autore del Porcellum) di concedere il 20% dei seggi in più al primo partito e il Pd a rilanciare chiedendone il 30% in più per il partito (o la coalizione) capace di ottenere il 35/40% dei consensi.

Alla commissione Affari costituzionali del Senato lo stallo sulla legge elettorale è completo. Calderoli giocherà questa mattina l’ultima fiche“Sarà l’ultima proposta che faccio – ha annunciato il leghista – poi ritiro tutto e buonanotte”. Al suo fianco il Pdl, indisponibile al “mercanteggiamento” coi democratici: “L’accordo può arrivare in qualunque momento – ha dichiarato il capogruppo Gaetano Quagliariello – ma deve essere su tutto l’impianto della legge e non su un numero, come fossimo al mercato“. 

Da segnalare, invece, il “cambio di passo” accennato ieri dall’Udc (finora allineato con Lega e Pdl) che ha scelto di astenersi dalle votazioni: “Ci siamo astenuti su tutti gli emendamenti che riguardano la soglia e il premio di maggioranza – ha spiegato il capogruppo Gianpiero D’Alia – perché vorremmo che ci fosse un’ampia intesa su quello che è il cuore della legge”. Una spiegazione che ha convinto poco i maliziosi, più propensi a ipotizzare un “riposizionamento” dei centristi in vista delle elezioni.

Nel caos generale ad alzare la voce è stato, infine, Renato Schifani, che ai partiti ha imposto una deadline incalzante: “La prossima settimana, anche lavorando venerdì o sabato – ha promesso il presidente del Senato – il testo sarà definitivamente votato da questo ramo del Parlamento, m auguro con grandi numeri di condivisione”.