Da ‘bamboccioni’ a ‘choosy’: i giovani italiani sempre più disoccupati

In questi ultimi anni i giovani hanno molto sofferto, e continuano a soffrire, a causa delle enormi difficoltà che incontrano nell’inserimento all’interno della società attuale. La famiglia e la scuola dovrebbero essere determinanti per la loro formazione che dovrebbe essere all’altezza del loro futuro sia in senso associativo che in senso etico. Eppure queste istituzioni oggi più che mai stanno perdendo man mano il loro valore formativo. Famiglia, giovani, scuola sono da sempre il quid unum inscindibile per una società efficiente. C’è allora da chiedersi: ma la nostra è una società efficiente? La risposta è tutt’altro che positiva, in quanto una società che non offre possibilità di lavoro alle giovani leve non può meritare questo attributo.

Aumento della disoccupazione giovanile – Una situazione del genere crea nei giovani frustrazione e delusione, e, cosa ancora più terribile, l’incertezza per il futuro. Moltissimi purtroppo sono i giovani che si ritrovano a casa con mamma e papà non per scelta né per piacere, ma solo per una dolorosa necessità, dovuta alla mancanza di lavoro. Secondo i dati raccolti quest’anno, il tasso di disoccupazione in Italia, dopo aver raggiunto il 10,6% nell’anno in corso, continuerà a salire raggiungendo picchi record dell’11,5% nel 2013 e dell’11,8% nel 2014. È quanto prevede l’Ue, secondo cui il trend è dovuto al maggior numero di persone in cerca di lavoro per la crisi e agli effetti della riforma delle pensioni.

Da Bamboccioni a Choosy, ma pur sempre giovani italiani – L’ex ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa, nel 2007 fu indelicato a definire i giovani ‘Bamboccioni’ e ad augurare loro di essere messi fuori casa, non cosciente forse della realtà quotidiana che sono costretti a vivere oggi molti giovani italiani. Solo pochi giorni fa, invece, il ministro Elsa Fornero ha raccomandato ai giovani italiani ad essere meno ‘Choosy’ e ad accontentarsi del primo lavoro che arriva, senza aspettare per forza il futuro sognato. La classe politica di oggi, dunque, sembra non capire che sono proprio loro, i giovani d’oggi, a pagare maggiormente i riflessi di questa drammatica crisi economica che ha colpito negli ultimi decenni la nostra vecchia e poco istruita Italia. Sono un esercito di circa sette milioni in età compresa tra i 15 e i 34 anni, nullafacenti per costrizione più che per scelta, costretti a vivere solo di poche speranze. Crescente quindi il disagio dei giovani condannati a una lunga permanenza in casa, classificati ora con un termine inglese ‘Neet’, ossia ‘Not in education, employment or training’ , sicuramente molto più elegante che essere definiti ‘Bamboccioni’ o ‘Choosy’.

Cifre allarmanti – Le cifre sono allarmanti e la percentuale di disoccupazione giovanile arriva al 35,1%: in generale in tutta Italia ci sono 300 mila giovani occupati in meno nell’ultimo anno, aumentano i disoccupati inattivi, si ha una scarsa competenza rispetto agli altri Paesi europei e tassi di interruzione scolastici elevati. Il fenomeno è in crescita; infatti, al già elevato numero di giovani nello stato di Neet si accompagna anche un incremento del flusso in entrata di questa condizione degli studenti non occupati ed una diminuzione delle uscite verso l’occupazione.

Sembra arrivata dunque l’ora di smetterla con le banalizzazione e di dare al problema della disoccupazione giovanile il peso che merita. La soluzione sembra però ancora molto lontana.