Ddl diffamazione, il governo va sotto. Passa la norma salva direttori

Il Senato ha approvato un emendamento che esclude il carcere per i direttori in caso di diffamazione di un giornalista. Non passa quindi la linea del governo che aveva dato parere negativo “non perché favorevole al carcere per i direttori, ma per motivi tecnici”.
La norma prevede una multa da 5 a 50mila euro, e non il carcere, per il direttore “che abbia partecipato alla commissione del reato“, mentre resta il carcere per un anno per i giornalisti colpevoli di diffamazione aggravata.
I sì sono stati 122, 111 i no, di Api, Udc, Idv e Pd, e 6 astenuti.
Il Pd, contrario all’emendamento, attacca i partiti di maggioranza: “Consideriamo assurdo l’emendamento Berselli  che elimina il carcere per i direttori di testata, approvato col voto contrario del Pd e contro il parere del governo, in un  testo sulla diffamazione che continua comunque a prevedere la detenzione per i giornalisti e che complessivamente è uno scempio, un mostro che spero vada a morire“, è stato il commento di Angela Finocchiaro.
Mentre il coordinamento delle Associazioni regionali di Stampa annuncia battaglia e commenta duramente il voto del Senato, definendo la norma una “soluzione indegna che per tenere conto dei veti incrociati della classe politica, ha creato la figura del direttore irresponsabile mandando in galera i cronisti autori dei pezzi”.
Secondo il segretario Fnsi Franco Siddi “il voto di oggi al senato è un altro segnale di attacco  a tutti i giornalisti italiani”.
Uno sciopero generale è stato indetto per il 26 novembre dai principali organi di stampa.

Matteo Oliviero