Primarie centrosinistra: punture continue tra Renzi e Vendola

Il countdown è già partito col suo carico di inevitabile tensione. Scrutando con occhio disincantato il rush finale verso le primarie di centrosinistra, ci si rende conto di come ogni singola mossa sia stata studiata a tavolino e concepita per sbaragliare la concorrenza. E così a un Matteo Renzi abilissimo nel conquistare l’elettore “teledipendente” fa da contraltare un Nichi Vendola più avvezzo ai comizi, che assesta “stoccate” all’avversario con la sua  prosa seducente. Senza dimenticare il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, solo apparentemente legato a una forma di (auto)promozione più ordinaria e tradizionale. Il leader democratico ha ieri “concesso” al fratello Mauro di partecipare a una trasmissione radiofonica, Un giorno da pecora, per veicolare un’immagine meno “ingessata” di sé, obbedendo alla logica di una comunicazione inevitabilmente legata al marketing, orientata a incuriosire quanti più “acquirenti” possibili.

In questo gioco delle parti, i politici battibeccano confortati dai suggerimenti di specialisti e addetti ai lavori. E consegnano dichiarazioni studiate lungamente, che nulla (o poco) hanno a che fare con l’improvvisazione. In questa cornice sembra possa essere incastonata anche l’ultima polemica tra Nichi Vendola e Matteo Renzi. A dare il là il leader di Sel: “La vittoria di Renzi? La considero fantapolitica“, ha detto ieri il governatore pugliese. “Non bastano i giochini di parole, le boutade, il battutismo di cui ci ha dato un repertorio infinito il sindaco di Firenze – ha rincarato Vendola – Sinistra vuol dire testimoniare valori, cultura che ha a che fare con la possibilità di dare la voce agli ultimi, di rompere le incompatibilità di questo sistema che espelle la maggior parte delle persone dalla scena del diritto”.

Un affondo a cui il sindaco di Firenze ha replicato tempestivamente: “Non dimentichiamo che Nichi Vendola è uno di quelli che ha mandato a casa il governo Prodi nel ’98 – ha sottolineato il “rottamatore” del Pd – Chi è più di sinistra, chi manda a casa il governo Prodi o chi lavora per l’Ulivo?”. La virata “personalistica” della competizione (non più incardinata sui programmi ma sugli attacchi diretti) è la prova lampante di come la campagna elettorale sia giunta a conclusione spalancando le porte ai colpi più ficcanti: quelli da assestare al di sotto della cintola, in attesa del K.O.