Grillo e la pressione fiscale: così le Pmi muoiono

“O si salvano le piccole e medie imprese o si muore”: è quanto ha scritto ieri l’animatore del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, condannando l’eccessivo carico fiscale sulle spalle delle imprese italiane. L’ex comico ha preso le mosse dai dati forniti da una società internazionale per evidenziare come in Italia il livello di tassazione abbia raggiunto vette insopportabili, a differenza di quanto fatto, invece, da molti Paesi europei.

“Investire in Italia non ha più senso, fare impresa è una lotta contro i mulini a vento. I piccoli e medi imprenditori, il tessuto sociale che tiene in piedi la baracca del Paese, sono i nuovi Don Chischiotte che combattono una lotta che sembra persa in partenza. Se falliranno, con loro fallirà il Paese”. A scriverlo ieri sul suo blog è stato Beppe Grillo.

“La società Price Waterhouse Coopers – ha continuato il “megafono” del Movimento 5 Stelle – ha pubblicato una classifica delle Pmi nei diversi Stati in base a tre indici, tra cui la pressione fiscale. L’Italia – ha sottolineato Grillo – è 131esima al mondo”.  Dietro Paesi come la Bosnia, la Colombia, l’Etiopia e il Guatemala, ma anche le Barbados, il Nepal e la Sierra Leone.

“La Pmi italiana ha un carico fiscale del 68,3% – ha rincarato il blogger è sottoposta a 15 adempimenti fiscali che per essere smaltiti hanno bisogno di 269 ore di lavoro, circa 33 giorni lavorativi”. Una situazione insostenibile, che – nelle previsioni di Grillo – finirà per provocare il default generale. “Qui l’Italia va a fuoco – ha tagliato corto il genovese – e i nuovi Nerone suonano la cetra”.