Manifestazione Catania #24n, la carica dei 10.000 studenti medi

Da un lato, le poche decine di persone presenti a Piazza Università per la manifestazione contro la violenza di genere (che qualcuno nel Bel Pase chiama femminicidio, quando si spinge fino all’uccisione della donna: un nome quantomai sessista per un fenomeno che sul sessismo si basa), dall’altro le svariate centinaia di giovanissimi (si parla di almeno 5000 presenze – 10000 secondo alcune fonti sparse per il web -, una cifra enorme per la “nera” Catania) scese per le vie della città etnea in occasione dello sciopero in difesa della scuola pubblica.

Tanti visi imberbi, tanto colore (sugli striscioni e sui visi, dipinti a mo’ di indiani. Indiani della riserva della scuola pubblica) e nemmeno un momento di tensione,  con le forze dell’ordine decisamente più fortunate – e meno provocatorie – che in altre parti d’Italia (anche se quest’oggi non si sono verificati scontri di nessun tipo, ndr): non è stato per loro necessario in nessun momento indossare i caschi da assetto antisommossa trasportati a braccio, anzi a tratti – a giudicare dai loro volti distesi se non sorridenti – è sembrato quasi che le forze di polizia appoggiassero la protesta di quelli che sarebbero potuti essere i loro figli. Una illusione, con ogni probabilità, ma sotto il bel sole che bacia la terra etnea piace un po’ a tutti illudersi, specie vedendo tanta gioventù in movimento.

Così, per un giorno, Catania si mostra progressista, despierta, quasi rivoluzionaria: anche se magari molti dei giovani presenti in piazza ignorano i motivi della protesta, hanno presenziato dimostrando comunque la voglia di esprimere il proprio malcontento.

Un malcontento che accomuna un po’ tutti – giovani e non -: dispiace per questo vedere soltanto i professori della CGIL in testa e gli immancabili compagni del PMLI (come sempre una sparuta minoranza) in coda, quando sarebbe stato interessante magari vedere anche gli studenti universitari in piazza accanto ai (davvero tanti) studenti medi. Dispiace anche aver visto poche persone a Piazza Università per la manifestazione contro la violenza contro le donne: con ogni probabilità, però, sarebbe stato più saggio pensare ad una data ad hoc.

Perché è doveroso difendere la scuola pubblica, ma anche – e forse ancor di più – il gentil sesso. E se è vero che è l’ignoranza che crea la violenza (mi si perdoni la citazione), allora sarebbe stato giusto pensare ad una piattaforma comune: senza scuola pubblica, la violenza raggiungerebbe pericolosi apici.