Appuntamento al buio… il fascino dell’ignoto: Codice Gigas

Torna come ogni lunedì “Appuntamento al buio.. il fascino dell’ignoto”, la rubrica settimanale tenuta in esclusiva per NewNotizie dallo scrittore Sergio Marchi. Misteri, fantasie, leggende, ma anche storia, cultura, religione.  Il secondo Appuntamento al buio segue idealmente il primo, introduzione al romanzo di Richard Dubel La  Bibbia del Diavolo . Le origini dello scritto sembra risiedano nell’inquietante Codice Gigas. Cos’è? Beh, accomodatevi e leggete.

Dalla Bibbia del Diavolo al Codice Gigas, di Sergio Marchi. Un’affascinante e coinvolgente storia nella quale si amalgamano abilmente finzione e realtà. Personaggi reali interagiscono con altri di pura fantasia. Fatti reali si incontrano magicamente con quelli che hanno preso vita nella mente dell’autore. Ma sullo sfondo dell’eterna lotta tra il bene e il male, si stagliano magistralmente due storie d’amore travolgenti. Quattro ragazzi che loro malgrado vengono catapultati in un mondo spietato e privo di scrupoli a doversi confrontarsi con chi è determinato ad annientare i loro sentimenti. Tutto questo durante la loro folle corsa per evitare che il mondo finisca fra gli artigli del maligno. Quattro figure che sembrano uscire dalle pagine in modalità 3D, sullo schermo della mente del lettore.

Questa la fantasia, ma che cosa è in realtà il Codice Gigas? Come dice il romanzo, è un libro scritto in un monastero della Boemia meridionale nel XIII° secolo, da un monaco benedettino soprannominato Ermanno il Recluso. E’ il manoscritto medioevale più grande esistente al mondo, oggi custodito nella biblioteca reale di Stoccolma; 92 cm x 50 cm di spessore, 320 pagine (di cui 8 sono state rimosse ma non si sa da chi ne perché), realizzate con 160 pelli di vitello, 75 kg di peso e considerato dagli esperti come uno degli oggetti più inquietanti, affascinanti, soprannaturali e inspiegabili mai esistiti.

Effettivamente il monaco lo avrebbe scritto in una sola notte. Ai monaci benedettini erano imposte regole durissime, sacrifici fisici impensabili quali la privazione del sonno, del cibo, le vesti piene di pulci, etc.. Ermanno fu condannato a morire murato vivo per averle infrante. A questo punto entra in gioco la leggenda. Il giorno prima della condanna, preso dalla disperazione, ebbe un’ispirazione: chiese ai monaci di salvargli la vita se fosse riuscito a scrivere in una sola notte, un libro contenente l’intera bibbia, formule magiche e il sapere umano. Un libro che avrebbe dato lustro al monastero.

Naturalmente venne deriso, ma gli permisero di provare. Giunto a mezzanotte però, il monaco si rese conto che mai sarebbe riuscito nel suo intento, così implorò l’aiuto di Satana, in cambio della sua anima. L’accordo fu raggiunto e il mattino dopo il manoscritto era terminato. Sembra però che il maligno abbia stravolto il contenuto del volume a suo piacimento. Al suo interno, nella facciata numero 577, a tutta pagina, una raffigurazione di Satana. Da quel giorno perciò, per evitare che il Codice potesse cadere in mani sbagliate sette monaci benedettini giurarono di tenerlo nascosto, dicendosi pronti a tutto pur di riuscire nell’intento.Ma quel testo faceva gola a molti.

La sua possessione era considerata un onore ma nello stesso tempo fonte di negatività. Il monastero, dieci anni più tardi fu costretto a venderlo ad un altro, quello dei frati bianchi di Sedlec,  per far fronte ad un crollo finanziario, ma poco dopo, quest’ultimo fu colpito dalla peste e divenne l’enorme ossario di Sedlec, noto ancora oggi. In seguito, nel 1594 passò nelle mani di Rodolfo II, imperatore del Sacro romano impero, alchimista e collezionista d’arte. Questi, dopo alcuni anni, ossessionato dall’occulto, non uscì più dal suo castello. Incapace così di governare fu cacciato dal trono. Regno e libro finirono nelle mani della Svezia. Il libro, in particolar modo nelle mani di Cristina di Svezia,  la donna che venne cresciuta come un uomo e divenne Re.

Cristina custodì il Codice nella libreria del suo castello, considerandolo uno fra i suoi libi di maggior valore. Ma inspiegabilmente, dieci anni dopo, si converte al Cristianesimo, abdica e si reca a Roma in esilio, portando con sé molti libri, ma non il Codice Gigas, che rimase al castello, dove grazie a un inserviente sfuggì miracolosamente all’incendio in cui perse la vita il Re Carlo II. Da allora, dopo 400 anni piuttosto movimentati, il manoscritto riposa in pace, si fa per dire, nella biblioteca nazionale, dove echeggiano molte voci su di lui. Una fra tante: farebbe volteggiare in aria gli altri libri della National Library. Superstizioni a parte, sono in molti ad averlo studiato e a studiarlo tutt’ora; ma più viene studiato e più il mistero si infittisce.  Perché? Seguitemi anche lunedì prossimo e lo saprete…

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