Marco Muller risponde alle critiche su Roma

Marco Muller è già al lavoro per l’ottava festa del cinema di Roma, o festival come lo si voglia chiamare lo si chiami, insomma il contestatissimo direttore di questa settima deludente edizione della manifestazione ideata da Valter Veltroni e Goffredo Bettini, ci riproverà, a dispetto delle critiche piovutegli addosso. Anzi l’intenzione è di spalmare il festival sui dodici mesi dell’anno: “Il Roma film festival durerà tutto l’anno. I 12 milioni del budget non devono limitarsi a coprire i dieci giorni della rassegna, ma servono a sostenere le attività permanenti spalmate su dodici mesi e su tutta la regione. Abbiamo già cominciato a lavorare per l’ottava edizione. Certo, nel futuro prevediamo dei correttivi: ma non sarebbe stato possibile immaginarli senza cimentarsi con un numero zero”, ha infatti dichiarato.

Doppia natura. Alle critiche di chi sosteneva sbagliata la natura doppia, e francamente schizzofrenica del festival, che da una parte si configurava come festa popolare aperta al grande pubblico e ai grandi titoli, dall’altra come severa rassegna per cinefili ortodossi, Muller ha risposto che “questa doppia identità appartiene alla storia stessa del Festival”. Un modo quello del neodirettore di incassare le rimostranze senza lasciarsi scalfire da esse. Con un movimento in avanti che rende stantio ogni tentativo di rimuginare sul passato. Eppure è evidente che al di là delle mille ragioni che possono valere da attenuante per una settima edizione del festival francamente deludente, sarà necessario che il suddetto movimento in avanti del direttore, si accompagni con una riflessione non assolutoria su quelle che sono state le ragioni del mezzo flop. In particolare la qualità dei film presentati, in particolare nel concorso, non era di grande livello. Un problema non da poco quando si cerca di mettere da parte il glamour, in favore dell’autorialità.