Primarie Pd. Sarà ballottaggio. Bersani in testa, boom di Renzi

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Bersani contro Renzi, e il secondo tributa un applauso al primo. I dati ancora parziali che emergono dalle primarie del centrosinistra, vedono  due candidati del Pd spartirsi la maggioranza degli elettori. Il segretario di lungo corso del Partito Democratico resiste e anche bene già negli exit poll, nonostante i molti anni sulla breccia e stando ai primi dati ufficiali sfiora il 45% dei consensi (44,6%). Una sorpresa per qualcuno, per altri no. Chi invece ha sicuramente stupito in positivo è Matteo Renzi, secondo con  il 36.9% dei voti. Molto staccato Nichi Vendola, che alle prime rilevazioni, si attesta al 14.4%. Laura Puppato è data al 3% e Bruno Tabacci all’1,2%. Niente rottamazione per ora, anzi “si riparte da 0-0”, ma l’exploit del Sindaco di Firenze è innegabile.

Oltre quattro milioni al voto. Una numero quasi astronomico, che contrasta in modo netto con una disaffezione alla politica che comunque esiste, anche se, nel caso delle primarie del centro-sinistra, il voto è di natura decisamente più settoriale di quello necessario in una tornata politica o amministrativa. Se Bersani resiste, Renzi rimane sotto ma fà un vero e proprio boom, ancora più significativo vista l’ottima performance che sembra delinearsi nelle cosiddette regioni rosse, Emilia-Romagna a parte, regno incontrastato di Bersani (i primi dati lo danno al 52% a Bologna e poco sotto al 50 a livello regionale). Quest’ultimo ha fatto notare come “qualcuno non volesse il ballottaggio. Se non l’avessimo fatto – ha poi aggiunto – oggi avrei stravinto”.  Ballottaggio che secondo il segretario del Pd è necessario per “essere sicuri che il candidato premier del centro-sinistra abbia almeno il 51% delle preferenze”.

photo credit: PD Cagliari via photopin cc