Quinta Colonna, lo sfogo di un operaio dell’Ilva di Taranto

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:06

L’Ilva di Taranto chiude i battenti, portandosi dietro accuse e disoccupazione. Sette le ordinanze di custodia cautelare emesse contro alcuni dirigenti e amministratori dello stabilimento. Ma ciò che preoccupa di più, ora che la salute degli abitanti di Taranto e dintorni intravede uno spiraglio d’aria sana, è la nuova ed immane classe di disoccupati. Infatti ad aver spento i motori non è stato soltanto il colosso industriale, ma anche tutte le altre attività che dipendono dalle forniture prodotte a Taranto. Cosa succederà ora alle migliaia di operai coinvolti, da un giorno all’altro senza un posto di lavoro? “Hanno venduto la nostra salute e la nostra vita: è difficile decidere se lavorare o morire”- questo è lo sfogo di un operaio dell’Ilva di Taranto, intervistato dall’inviato Remo Croci per Quinta Colonna.

Paghiamo come cittadini e come lavoratori. Perdiamo comunque – ha proseguito l’operaio – La storia di Taranto è una storia di ricatti, perché è una città fondata su abbandono e corruzione. Quando questa città ha chiesto attenzione, in passato, la risposta è stata l’indifferenza.” Circa le azioni in programma, l’operaio ha dichiarato, a nome dei suoi “colleghi di sventura”: “D’ora in poi, decideremo tutto in piazza, in un’assemblea permanente, pubblica e senza intermediari per decidere del nostro futuro. Sono sessant’anni che deleghiamo i nostri problemi e Taranto è oggi la città meno vivibile d’Italia”.

 

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