Prezzi benzina e diesel: arriva la “Borsa dei carburanti”

Le promesse non sono di poco conto. Centralizzare il sistema delle scorte e istituire la  “borsa dei carburanti”. Le due operazioni (unite ad altre più articolate), nelle intenzioni del legislatore, dovrebbero ridurre considerevolmente i costi di gestione, quindi, a catena anche quelli per gli operatori e per i consumatori. Magari ci si riuscisse davvero. Negli ultimi anni il prezzo di benzina e diesel è aumentato a dismisura arrivando ad incidere in modo straordinariamente pesante sui bilanci di qualunque famiglia che non goda di redditi almeno medio-alti. Inoltre, i prezzi, perlomeno quelli al consumatore, sono sempre stati una vera e propria giungla, spesso caratterizzati da differenze (anche notevoli) ad ogni pompa, comprese quelle delle stesse compagnie, le quali forniscono i prezzi consigliati.

Aumenti costanti. La borsa dei carburanti sarà una “piattaforma di mercato che faciliti l’incontro tra domanda e offerta all’ingrosso di prodotti petroliferi liquidi per autotrazione”, spiega Il Sole 24 ore,  per la quale entro 180 giorni dovranno essere decisi “i meccanismi operativi”, sulla base di quanto contenuto nel decreto scorte. Il quotidiano economico parla poi di “efficienza e trasparenza” e quindi di risparmio. Belle parole che si spera non restino solo tali. Soprattutto perchè la crisi mondiale e italiana, oltre ad aver cancellato decine di migliaia di posti di lavoro, ha ridotto considerevolmente i redditi delle famiglie i cui membri sono riusciti a mantenere un reddito da lavoro. E’ di ieri l’analisi fatta da Bankitalia che ha indicato come solo nel 2012 il calo sia stato del 2.5%, a fronte di un aumento del prezzo dei carburanti praticamente inarrestabile, contrastato in parte solo dall’iniziativa estiva di Eni, subito seguita da altre compagnie petrolifere. Nelle ultime settimane si è registrata una certa calma, seguita ad un leggero calo dei prezzi. Ma la benzina verde quest’anno è arrivata per la prima volta a sfondare il tetto dei 2 euro al litro, anche a causa, va detto, delle  accise imposte dal governo Monti, prima, a fine 2011, in un’ottica di risanamento dei conti pubblici, poi (in quota minore) per trovare fondi da destinare ai terremotati dell’Emilia. Le accise sui carburanti (nazionali e regionali) in Italia incidono almeno per il 50%  sul prezzo finale.  Due euro, una “quota psicologica”, ma con risvolti tremendamente concreti anche sul portafoglio.

Se aumenta il carburante aumenta tutto. Anche se, a onor del vero, il legame non è così univoco, va detto che in un paese come l’Italia, governato da piccole e medie imprese, dove la gran parte delle merci viene necessariamente trasportata su gomma, un aumento del gasolio da autotrazione, potenzialmente incide sui prezzi di qualunque merce (trasportata), salvo adottare contromisure specifiche ogni volta. Se aumenta il costo del trasporto, è facile aumenti anche il prezzo finale di prodotti completamente esterni al settore carburanti. E poi c’è il problema del mercato dell’auto, in caduta libera. Più il prezzo di benzina e diesel cresce, meno si è portati a cambiare auto, in quanto oltre al costo d’acquisto del mezzo, vanno calcolati i costi di mantenimento dello stesso, appunto crescenti e per giunta ben poco prevedili. C’è da augurarsi che quella che è stata annunciata come una vera e propria rivoluzione del settore porti realmente i benefici previsti, in modo da dare una boccata d’ossigeno a famiglie e imprese.

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