Gli ultimi tre principi per il pallone d’oro: Iniesta, Messi e Cristiano Ronaldo

Svelati oggi a San Paolo, in Brasile, i tre finalisti per il prestigioso pallone d’oro, il titolo più ambito dal calcio internazionale. Sono ancora loro a doversela giocare. Cristiano Ronaldo, in arte CR7 e la pulce, il quasi mitologico Leo Messi. Aggiungiamoci Andrés Iniesta, vincitore del secondo europeo con la Spagna quest’estate e siamo al completo, di posti non ce ne sono più. Sicuramente, però, sono i primi due nomi a farci venire un po’ di mal di testa. Insieme hanno già collezionato la bellezza di 4 premi e dal 2007 sono sempre saliti sul podio, a eccezione del 2010, anno in cui Cristiano Ronaldo si assentò per fare spazio agli spagnoli campioni del mondo.

Il migliore al mondo – Alla presentazione di oggi c’era lui, l’asso contestato del Real Madrid, ma anche l’immancabile Joseph Blatter, presidente della Fifa e il segretario della Federazione Jerome Valcke. Sul palco anche la calciatrice brasiliana Marta e il direttore generale dell’Equipe, Francois Moriniere. Sono stati loro, tutti insieme, a svelare la “sorpresa” degli ultimi tre principi della competizione. Decisione corretta? Gli ultimi tre posti erano contesi anche dal nostro Andrea Pirlo, motrice dell’Italia all’europeo, Didier Drogba, che similmente ha spinto il Chelsea fino alla conquista della Champions League. Tra gli altri anche Gianluigi Buffon e Mario Balottelli, anche se la loro esclusione dalla fase finale sembrava abbastanza scontata.

Un’altra sorpresa – All’evento di San Paolo era in programma anche l’annuncio dei tre finalisti per l’elezione a miglior allenatore 2012. Anche qui facile immaginare chi siano: José Mourinho, Vincente del Bosque e Pep Guardiola, rispettivamente tecnici di Real Madrid, Spagna e Barcellona. Ma anche qui la domanda è lecita e ci si chiede se non ci fosse stato proprio spazio ad altri candidati di prestigio, come Juergen Klopp del Borussia Dortmund e Roberto Di Matteo, che ha allenato il Chelsea nella sua stagione campale. Senza dimenticarci del nostro Cesare Prandelli, che ha saputo trasformare una squadra fragile, facendola diventare capace di conquistare con la forza la finale di Kiev. Considerazioni e amarezza a parte, resta ancora da decidere chi vincerà questi due importanti trofei, che spesso da soli coronano una carriera. Anche se in questo caso rischiano di rappresentare un soprammobile uguale a molti altri. Appuntamento quindi il 7 gennaio per la premiazione che si terrà a Zurigo, quando sapremo cosa hanno votato i “grandi elettori”, ovvero i capitani e gli allenatori delle nazionali, più un giornalista per paese.