Vivisezione, Balduzzi: in Italia niente sperimentazione sui randagi

E’ tutta una questione di comunicazione. Una in particolare, per essere più precisi, quella che il Ministero della Salute è tenuto a spedire all’UE, in merito alle norme nazionali sulla sperimentazione animale e sulla vivisezione. In Italia sui randagi da ben 21 anni non si può praticare, e la presa di posizione del Ministro Balduzzi parrebbe indicare che la situazione rimarrà esattamente com’è. L’allarme animalista  era stato lanciato qualche giorno fa dal comitato Ugda e ripreso dall‘agenzia di stampa Geapress. La più recente direttiva  UE (la 2010/63)  in tema di sperimentazione animale consentirà di utilizzare, in casi estremi, animali randagi a partire dal 2013. In Italia però tale pratica è vietata dal 1991. Per fare che rimanga vietata, il Ministero di competenza è tenuto a comunicare all’UE, entro la fine dell’anno, l’esistenza nel nostro paese di norme più restrittive, che la stessa direttiva permette di mantenere, se richiesto.

Diritti acquisiti e riconosciuti. In sostanza la posizione del Ministero è quella del mantenimento dello status quo, stando a quanto riportato dall’organo d’informazione  della Federazione Diritti Animali, Nel Cuore: non è possibile rinunciare “ai diritti di maggior tutela degli animali, nel caso specifico riguardanti animali randagi già vittime del reato di abbandono, diritti vigenti nel nostro Paese fin dal 1991 e ormai conseguiti e giudicati irrinunciabili dai cittadini”. Insomma, non si è ben capito come mai questa comunicazione non sia ancora stata fatta, ma l’intenzione dichiarata è quella di rimediare al più presto e risolvere la questione.

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