La Palestina entra nell’Onu e Israele risponde con 3 mila nuove case coloniali

La Palestina ora esiste. Il voto della scorsa notte all’Assemblea dell’Organizzazione delle Nazioni Unite ha sancito solennemente l’entrata dell’Autorità nazionale palestinese come “stato osservatore”. Si tratta di un tassello importantissimo per il riconoscimento di uno stato che esiste solo di fatto, osteggiato da Israele e dai suoi maggiori alleati, tra i quali gli Stati Uniti.

Un momento decisivoI 138 voti a favore dell’ingresso su 193 totali, hanno inaugurato una nuova stagione nelle trattative in Medio Oriente, esattamente 65 anni dopo il primo pronunciamento dell’Onu, che aveva sancito la spartizione della regione in due stati. Due stati per due popoli, ma Isarele aveva allora risposto con un attacco ben organizzato, contro il quale gli eserciti meno preparati degli stati arabi confinanti avevano potuto poco o niente. Da allora Isarele è riuscita a controllare una porzione di territorio maggiore di quella che gli era stata conferita, fino all’occupazione della Cisgiordania, durante la Guerra dei sei giorni del 1967. Oggi, nell’ultima porzione di territorio rimasta per la futura nascita di uno stato palestinese, vivono più di 500 mila israeliani trapiantati dal governo, per scacciare gli odiati rivali.

Il contrattacco di Israele – In risposta alla decisione dell’assemblea, a cui l’Italia ha apportato il suo contributo votando sì per l’ammissione, il governo di Gerusalemme ha annunciato l’installazione di 3 mila nuovi insediamenti in territorio palestinese, che pregiudicherebbe una qualsiasi forma di compromesso futura. Nonostante questo continuano i festeggiamenti a Ramallah. Abu Mazen, che con questa vittoria diplomatica ha rafforzato la sua posizione con Hamas, ha risposto alle critiche israeliane:  “Noi siamo qui mentre stiamo ancora seppellendo i martiri a Gaza.” Dall’altra parte, il leader israeliano Netanyahu ha espresso tutto il suo risentimento, rassicurando che la decisione dell’Onu “non avvicinerà la costituzione di uno Stato della Palestina. Anzi l’allontanerà”. Dello stesso tenore le proteste statunitensi, espresse da Hilary Clinton, mentre in Italia si sono subito alzate le critiche per il voto espresso dal governo tecnico in sede internazionale. Mentre accade tutto ciò, nella Striscia di Gaza, l’altro territorio conteso tra palestinesi e israeliani, si continua a morire. E per una volta i missili israeliani non avranno il voto di gran parte dei loro alleati.