L’inverno arabo in Egitto: bloccata l’Alta Corte costituzionale

Si sta sempre più trasformando in inverno arabo, questa primavera che era partita da piazza Tahrir nel 2011, quando Hosni Mubarak era stato costretto a lasciare la poltrona che occupava da 30 anni. Dopo il passaggio di potere operato da una giunta militare, ora il neo primo ministro Mohamed Morsi sta cercando di concentrare parte dei poteri dello stato nella carica di cui è investito, facendo urlare allo scandalo le centinaia di migliaia di persone che avevano protestato quasi due anni fa.

Ancora il tempo delle scelte – Allora le dimostrazioni di piazza avevano innescato un effetto domino capace di contagiare in breve tempo molti stati vicini. Algeria, Bahrein, Tunisia, Yemen, Giordania, Gibuti, Libia e Siria sono stati quelli maggiormente interessati dall’ondata di cambiamento, che ha però coinvolto l’intero mondo arabo, destabilizzando anche l’equilibrio internazionale. Adesso la popolazione egiziana si trova ancora ad un bivio e dovrà scegliere se vale sempre la pena rischiare la vita per quanto sta accadendo nei corridoi del palazzo presidenziale. Tra coloro che non si sono voluti piegare agli accenni di una possibile nuova dittatura ci sono i membri dell’Alta Corte costituzionale, ai quali era stato vietato un pronunciamento circa la legalità dell’Assemblea costituente formata dal governo Morsi, che ha lavorato alla stesura di una nuova costituzione. Il documento sarà oggetto di referendum il 15 dicembre e secondo l’opposizione renderebbe legale il decreto con cui il presidente si è attribuito i nuovi poteri.

Motivo di dissenso – Questa mattina 5 mila sostenitori islamici di Morsi hanno costituito un blocco davanti al palazzo dell’assemblea, impedendo ai giudici di entrare e costringendoli a sospendere la seduta. La risposta di diciotto partiti d’opposizione è stata rapida e hanno annunciato una grande manifestazione che si terrà martedì 4 dicembre davanti al palazzo presidenziale di Ittihadiya. Gli organizzatori hanno voluto rimarcare che si tratterà di una sfilata pacifica, ma hanno anche detto che “sarà l’ultimo avvertimento”, respingendo così il referendum sulla costituente, trattandosi a parer loro di “un’assemblea la cui legittimità è contestata e alla quale manca il consenso popolare”. A questo punto, se gli egiziani risponderanno alla chiamata degli oppositori di Morsi, il presidente potrebbe essere costretto a rivedere la sua strategia di governo. In breve torneremmo a vedere le scene drammatiche del 2011, in un inverno sempre più rivoluzionario.