Assalto alla prefettura di Livorno, la guerra permanente

E’ successo ieri, è successo a Livorno, quando un gruppo di manifestanti, le cronache diranno anarchici perchè si sa, quando non sai cos’è allora sono anarchici, hanno preso d’assedio la prefettura, lanciando sassi, bombe carta, palloncini pieni di vernice. Un atto di violenza che le autorità ritengono ingiustificato, e che di contro dal fronte opposto viene motivato come risposta alla carica della polizia del giorno prima, quando una manifestazione non autorizzata era stata interrotta con le cattive dalle forze dell’ordine. Un clima esasperato che sembra fare il paio con le scene raccapriccianti a cui ormai assistiamo ad ogni manifestazione, con tanto di polemiche puntuali il giorno dopo  dai titoli sempre uguali, che variano  dallo sfascio della società, alla disperazione giovanile che sfocia in violenza, fino alla violenza senza disperazione delle forze dell’ordine.

Soluzioni. Insomma i fatti di Livorno altro non sono che l’ennesimo avvenimento che è posto in evidenza a testimoniare un disagio sociale che ormai sta raggiungendo picchi preoccupanti. Una guerra sotterranea ma pericolosissima è in corso ormai da anni tra alcune frange delle forze dell’ordine e spicchi dei movimenti antagonisti, che sempre di più stanno convertendo la propria ragione d’essere verso la causa del Fuck and Destroy, che ai loro occhi crediamo assuma una sfumatura dal fascino romantico. Insomma da una parte i paladini del disordine esasperato, del caos come unica possibilità di organizzazione sociale, dall’altro i fautori di un ordine ingessato e acritico, per cui l’uso della violenza diventa senso di appartenenza, necessità vitale di una vita altrimenti impossibile senza esser posti in uno stato di guerra permanente. Con questo non stiamo dicendo sia ben chiaro che tutti i poliziotti sono dei violenti, nè che la violenza debba essere giustificata o compresa. Stiamo dicendo invece che certe manifestazioni estreme vadano analizzate risalendo alle radici del problema, e che facendo questo percorso rivelatorio, si debba intervenire per reprimere e isolare ogni forma di eccesso da qualunque parte sia commesso. Crediamo sia l’unico modo per tentare una pacificazione sociale forse allo stato delle cose assai lontana dal poter essere anche solo immaginata.

photo credit: Remo Cassella via photopin