L’Europa è stufa di Israele: Francia e Gran Bretagna richiamano gli ambasciatori

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:41

A dirlo sono i media israeliani, che recitano: “L’umiliante sconfitta all’Onu è un segnale di avvertimento di Israele da parte della comunità internazionale. Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia e altri Paesi sono stufi.” Il tutto è partito dal voto dell’Onu per l’ammissione della Palestina come “stato osservatore”. Dopo le proteste, seguite dalle minacce, il governo di Benjamin Netanyahu è passato alle azioni concrete. In cima alla lista delle intimidazioni c’erano l’installazione di 3 mila nuovi insediamenti illegali in Cisgiordania e a Gerusalemme Est e la confisca delle tasse raccolte per conto dell’Autorità nazionale palestinese (Anp). Mentre la prima mossa annienterebbe la speranza di creare un futuro stato palestinese, sbilanciando i rapporti di forza nella zona, la seconda colpirebbe duramente le finanze già disagiate dell’Anp.

L’Europa si è svegliata – Fino a non molto tempo fa, diciamo pure dall’ormai storico 29 novembre 2012, l’Unione Europa era stata a guardare. Forte della sua assenza e dell’appoggio americano, Israele è diventata la piccola Svizzera del Medioriente, continuamente rifornita dagli alleati d’oltreoceano e con il vizio di chiedere sempre di più. Da piccola comunità con poco più di 20 mila persone ad inizio ‘900, gli israeliani, sono riusciti a scalzare gli oltre 500 mila abitanti locali di origine araba che li circondavano e ad instaurare uno stato autonomo, contro le disposizioni internazionali, che avevano decretato invece la divisione della regione in due stati. Arriva ora, con diversi decenni di ritardo la risposta europea. L’Unione non vuole più tollerare le mire nazionalistiche di Netanyahu e del suo ministro degli Esteri Avigdor Lieberman, tanto che i meglio informati danno il governo britannico “furioso” per quanto annunciato in queste ore da Tel Aviv. Così arrabbiato da chiedere insieme alla Francia il rientro immediato dei propri ambasciatori in patria e a minacciare la chiusura delle rappresentanze diplomatiche. Passo condiviso anche da Germania e Olanda e anche Mario Monti, oggi in visita a Lione, ha voluto confermare la ferma convinzione della posizione presa dall’Italia. Insomma, l’Europa sembra unita come non la si vedeva da parecchio tempo.

Il dilemma di Israele – Netanyahu sarà costretto a fare marcia indietro, o i voti neutrali di Gran Bretagna, Germania e Olanda, che all’Assemblea Generale dell’Onu si erano astenuti dal dare un proprio contributo all’ingresso della Palestina, potrebbero spostarsi a favore dei suoi avversari. Mentre il premier israeliano starà riflettendo sul da farsi, in vista del voto per le legislative che si terrà nel suo paese il 22 dicembre, sul fronte interno calano i consensi e i giornali non hanno per lui parole di conforto e si mostrano disillusi dalla sua visione politica e recitano: “Non vi è fede nelle dichiarazioni israeliane, sulle mani tese verso la pace.”