Primarie: la vittoria di Bersani e le incognite sul futuro

Tutto secondo copione. La disputa tra il segretario “protetto” dagli apparati e lo scalpitante “rottamatore” si è conclusa come tutti avevano immaginato. La vittoria di Pier Luigi Bersani (che si candida adesso a governare il Paese) ha fatto gongolare molti “big” del partito: da Massimo D’Alema a Rosy Bindi è stato tutto un rincorrersi di “noi lo avevamo detto”, teso a sottolineare l’imprudente “sfacciataggine” del giovane Matteo Renzi. E a sconfessarne, ancora una volta, quell’idea di “rottamazione” che prefigurava ingloriosi congedi dal partito.

Ma le preoccupazioni del leader del Pd non si sono certo esaurite con la vittoria di ieri sera. Anzi: nel discorso che Bersani ha pronunciato a scrutinio ancora in corso, non ha dimenticato di menzionare e ringraziare i 4 sfidanti alle primarie. “A Laura Puppato – ha iniziato il segretario del Pd – voglio dire che il suo impegno per la green economy verrà tenuto in considerazione, mentre a Bruno Tabacci – ha continuato Bersani – ribadisco l’impegno per la costruzione di un’Europa più liberale”. “Un pensiero particolarissimo va poi a Nichi Vendola – ha spiegato il vincitore delle primarie – Con lui abbiamo già iniziato un cammino importante”.

Un cammino che, secondo i meno ottimisti, sarà lastricato di ostacoli. Se Bersani deciderà di “imbarcare” nella coalizione di centrosinistra (e nel governo che potrebbe guidare) tutti i tasselli del puzzle delle primarie, potrebbe ritrovarsi al timone di una nave dall’andamento incerto. Le diverse anime della coalizione (a cui il segretario del Pd ha promesso di destinare indistintamente grande considerazione) potrebbero mettere le “ganasce” al suo progetto di governo, spalancando le porte all’ennesima “balcanizzazione” a sinistra. E all’ennesimo stop.