Berlusconi e il caos nel Pdl: il Cav torna o lascia?

Lo dirà o non lo dirà? E’ questo l’interrogativo che da qualche ora molesta la mente dei “fortunati” che domani parteciperanno alla presentazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa. In quell’occasione, l’ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, potrebbe, infatti, sciogliere le riserve sul suo futuro in politica, scrivendo finalmente la parola fine allo psicodramma che ha inghiottito il suo partito.

Ma sarà davvero così? L’intervento di Berlusconi domani a Roma non è dato affatto per certo e la schiera di coloro che scommettono in un suo clamoroso forfait si fa sempre più nutrita. Stando ai beninformati, infatti, il Cavaliere starebbe ancora valutando le varie opzioni analizzando nei dettagli i diversi scenari che gli si prospettano davanti.

Secondo quanto riferito da un retroscena della Stampa, i suoi più stretti consiglieri (Gianni Letta, Denis Verdini e Niccolò Ghedini) starebbero spingendo per un “ri-appropriamento” del Pdl. L’idea sarebbe quella di evitare di lasciare in eredità ad Angelino Alfano il partito così faticosamente costruito e di riproporsi come leader incontrastato di una sigla che, per quanto malconcia, gli garantirebbe comunque il voto degli irriducibili aficionados.

Un’opzione, questa, che manderebbe in cantina il sogno di fondare un partito nuovo (marcatamente inspirato a Forza Italia), che sembra aver appassionato oltremodo il Cavaliere. A dare conforto a questa soluzione ci sarebbero i tanti nostalgici del ’94, che avrebbero ripetutamente invitato Berlusconi a liberarsi della “zavorra” del Pdl per ritornare a volare nei sondaggi e nelle preferenze elettorali.

Sogni di gloria che potrebbero rimanere lettera morta su una pagina mai scritta. Se il Cavaliere sceglierà di prestare maggior credito alle voci di coloro che gli suggeriscono di “uscire di scena” anziché di rientrarci (tra gli altri, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno), la sua parabola politica potrà dirsi realmente conclusa. Con buona pace dei detrattori e con  sofferta accettazione degli estimatori.