Casini, Bersani e le distanze variabili

Tra il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, e il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani,  l’incanto sembra essersi spezzato. Dopo i mesi trascorsi a sostenere, fianco a fianco, il governo tecnico, i due appaiono adesso orientati a imboccare strade diverse. A esasperare la distanza tra loro, la presenza di un “terzo incomodo”: il leader di Sel, Nichi Vendola. Le differenze tra il governatore pugliese e il centrista sono considerate pacificamente  insormontabili e l’implicita preferenza destinata da Bersani a Vendola (con il quale ha sottoscritto una carta d’intenti comune) ha fatto capire a Casini che non è più tempo di flirtare con i democratici.

Una presa d’atto che non sembra aver gettato il centrista nello sconforto. “Hanno fatto la scelta di procedere con Vendola verso le prossime elezioni politiche – ha dichiarato Casini riferendosi al Pd – E’ una scelta che rispettiamo, ma ovviamente la nostra è un’opzione diversa“. Un “c’eravamo tanto amati” (o semplicemente rispettati) destinato a riempire l’ennesima pagina dell’album dei ricordi, se non fosse per la precisazione che il numero uno dell’Udc ha fornito subito dopo in riferimento alla possibilità di un Monti-bis.

“Il Pd, in una fase difficile della vita del Paese, ha scelto con grande serietà di far nascere questo governo assieme a noi – ha ricordato Casini – Io penso che questa sia una riflessione molto importante da fare anche per il futuro“. Tanto quanto basta a far pensare che tra i centristi e i democratici potrebbe verificarsi un clamoroso “ritorno di fiamma”. Con conseguente “blindatura” politica del nuovo (eventuale) governo in loden.