Egitto: assalto al palazzo presidenziale, Morsi è costretto a fuggire

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:54

Come promesso dai diciotto partiti d’opposizione, alla fine la grande manifestazione c’è stata. L’adunata popolare contro il presidente Mohamed Morsi era stata convocata nella simbolica piazza Tahrir, da dove erano incominciate le proteste del 2011, che avevano rovesciato il governo di Hosni Mubarak. Presto, però, una parte dei contestatori si è spostata verso la sede del palazzo presidenziale.

La rabbia degli egiziani – Qui è incominciato il caos. Decine di persone hanno cercato di attraversare le barriere di filo spinato erette a difesa dell’edificio e a quel punto la polizia avrebbe incominciato a sparare i gas lacrimogeni, causando diverse intossicazioni. La situazione sarebbe stata tanto rischiosa da costringere Morsi a fuggire dal palazzo presidenziale, per rifugiarsi nella sua residenza privata ad est del Cairo. Si tratta del secondo episodio di violenze negli ultimi giorni. Domenica, 5 mila sostenitori islamici del presidente avevano impedito l’ingresso dei giudici nel palazzo dell’Alta Corte costituzionale, che doveva pronunciarsi circa la legittimità dell’Assemblea costituente che sta in questi giorni preparando una nuova bozza di Costituzione.

I cambiamenti del presidente – Nella nuova carta costituzionale sarebbe permesso a Morsi di elevare le sue decisioni sopra ogni esame da parte dei giudici. Attribuendosi poteri quasi dittatoriali, la strada intrapresa dal leader egiziano fa paura a molte di quelle persone che hanno protestato per mesi, per rovesciare il governo di Mubarak. Mentre il pronunciamento dell’Alta Corte Costituzionale, a questo punto risulta quasi insignificante, a causa del potere già detenuto da Morsi tramite decreti, tutti comunque aspettano la sua decisione. Qualora l’Assemblea costituente non fosse legittimata dal suo giudizio sarebbe chiara anche l’illegalità della sua stessa composizione, in quanto al suo interno sono stati esclusi elementi liberali o cristiani. L’ora del pugno di ferro è quindi giunta per Morsi, che in questi giorni dovrà sedare altre possibili proteste, se vorrà mantenere il controllo del paese. Questo almeno fino al 15 dicembre, la data in cui un referendum popolare dovrà apporre la sua firma alla nuova Costituzione. Resta però da capire come potrebbe reagire il presidente ad un parere negativo dei suoi concittadini.