Consulta accetta il ricorso di Napolitano. Intercettazioni vadano distrutte

La Corte Costituzionale ha accolto il ricorso del presidente Napolitano. Le intercettazioni telefoniche effettuate dalla Procura di Palermo, tra il Presidente e l’ex ministro Mancino, indagato per mafia, devono essere distrutte.
Non spetta, secondo la Consulta, alla Procura valutare la rilevanza delle intercettazioni La Consulta ha ritenuto che non spettasse alla Procura di valutare la rilevanza delle intercettazioni, che vanno distrutte perché “lesive delle prerogative che la Costituzione attribuisce al capo dello Stato“.
“La Corte costituzionale in accoglimento del ricorso per conflitto proposto dal Presidente della Repubblica ha dichiarato che non spettava alla Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Palermo di valutare la rilevanza della documentazione relativa alle intercettazioni delle conversazioni telefoniche del Presidente della Repubblica, captate nell’ambito del procedimento penale n. 11609/08 e neppure spettava di omettere di chiederne al giudice l’immediata distruzione ai sensi dell’articolo 271, 3 comma, c.p.p. e con modalità idonee ad assicurare la segretezza del loro contenuto, esclusa comunque la sottoposizione della stessa al contraddittorio delle parti”, si legge dal comunicato della Corte Costituzionale.
Duro il commento di Antonio Ingroia, ex magistrato, che definisce la decisione della Consulta come una “decisione politica. Le ragioni politiche hanno prevalso sul diritto”.

Matteo Oliviero