Decisione Consulta: Ingroia contro tutti

La decisione ufficializzata ieri dalla Corte Costituzionale, relativa alla necessità di distruggere le registrazioni delle telefonate intercorse tra Nicola Mancino e Giorgio Napolitano, ha scatenato le immancabili polemiche. A schierarsi con vigore contro la sentenza è stato l’ex procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, che ne ha denunciato la natura sostanzialmente  “politica”. Un je accuse che ha spinto l’Anm e il Csm a prendere convintamente le difese dei giudici costituzionali, di cui hanno celebrato l’assoluta autonomia.

“La Corte è una delle massime istituzioni e la sua autonomia e indipendenza non può essere messa in discussione da alcuno, in particolare da chi ricopre incarichi pubblici”. Con queste parole, il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, ha preso ieri le distanze dalle critiche sollevate da Antonio Ingroia in riferimento alla sentenza della Corte Costituzionale.

Una presa di posizione confermata da Rodolfo Sabelli, presidente dell’Anm: Il ricorso alla Corte Costituzionale e le conseguenti decisioni – ha spiegato – rappresentano il momento istituzionale più elevato di affermazione dei valori e dei principi di garanzia della nostra Costituzione. Va respinta ogni strumentalizzazione volta ad attribuire a tali elevati meccanismi di garanzia logiche politiche o di contrapposizione fra poteri”.

Posizioni diametralmente opposte a quella di Antonio Ingroia, che dal Guatemala (dove si trova per un incarico annuale affidatogli dalle Nazioni Unite), ha rimarcato la sua tesi: Le parole di Sabelli – ha detto ieri sera in diretta telefonica con il Tg di Enrico Mentana – dimostrano che ci siamo dimenticati che il diritto di critica può essere rivolto nei confronti di chiunque, anche nei confronti della sentenza”.

“La mia è una critica nei confronti del comunicato stampa della Corte Costituzionale – ha precisato l’ex procuratore aggiunto di Palermo – Poi leggerò le motivazioni, ma da quello che leggo derivano motivi miei di preoccupazione rispetto al fatto che questa sentenza abbia troppo risentito delle possibili ripercussioni politiche della decisione”.

Ma per i suoi detrattori, Ingroia avrebbe mostrato i muscoli di fronte alla sentenza della Consulta perché intenzionato ad appendere la toga al chiodo. Il suo montante interessamento alla politica è stato letto da molti come il prodromo a un suo futuro impegno personale, all’interno di quel “Movimento arancione” con cui Luigi De Magistris (e non solo lui) intende riportare in primo piano il dibattito sulla legalità.