È morto Oscar Niemeyer: che cosa ci ha lasciato un maestro del Novecento

Ieri sera se ne è andato uno degli ultimi grandi ricordi viventi del Novecento. Oscar Niemeyer, l’architetto di Brasilia e delle forme sinuose è morto all’ospedale Samaritano di Rio de Janeiro all’età di 104 anni, dopo che negli ultimi mesi era stato ripetutamente ricoverato per una polmonite e un’infezione alle vie urinarie.

Affascinato dalle curve libere  – Così abbiamo perso un altro dei nomi più importanti del secolo scorso. Ma cosa ci ha lasciato Niemeyer? Dobbiamo incominciare dalla sua storia personale, che ha visto l’evolvere di una carriera strepitosa. Nato nel 1907 a Rio de Janeiro e laureatosi architetto nello studio di Lucio costa, all’età di ventisette anni, era subito entrato nel progetto della nuova capitale Brasilia, che secondo i programmi del governo sarebbe dovuta nascere nel cuore del paese, tra gli alberi della pulsante foresta amazzonica. La grande occasione di Niemeyer è stata la vetrina del suo genio, che ci ha lasciato opere davvero affascinanti.

Una pietra della nostra cultura – Tra le migliori il Palazzo del Congresso, la Cattedrale e il Planalto Palace a Brasilia. Ma anche l’Auditorium del Parco Ibirapuera e la sede del Parlamento Latinoamericano a San Paolo, il Museo d’arte contemporanea e il Teatro popolare a Niteroi, mentre tra le più famose spiccano il palazzo dell’Alba, la residenza del presidente brasiliano nella capitale e il palazzo di Vetro dell’Onu a New York. Niemeyer ha anche lavorato per l’Italia, dove ha realizzato la sede della Mondadori a Segrate, vicino Milano e l’Auditorium di Ravello. Nel 1988, il brasiliano vinse il premio Pritzker, il Nobel del mondo dell’architettura. Mentre in tutto il mondo venivano celebrate le sue opere, nel 1996 si aggiudicò anche il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia. Niemeyer è rimasto sempre legato alle curve sinuose della sua terra, che rappresentavano l’essenza del suo lavoro. Non poteva fare a meno di prendere spunto dalle bellezze che gli offriva il suo paese e dallo studio in cui disegnava si gode di una vista panoramica sulla costa di Copacabana.