L’aeroporto di Torino conteso tra interessi e politica?

Ci sono solo due concorrenti per l’acquisto di una parte dell’aeroporto di Torino-Caselle. Non si tratta però solo di una questione di prezzo, ma anche di difficoltà per le aziende straniere ed esterne alla gestione ad entrare nell’affare. La scelta di vendere il 28% di Sagat, l’azienda che gestisce l’aeroporto è dettata dalla necessità. Infatti l’incasso di quella percentuale è necessaria al comune, che registra un debito di 4,5 miliardi di euro, per cercare di rispettare il patto di stabilità.

Cosa c’è sul tavolo – La quota in questione si venderà, quindi, ma è l’unico dato certo in questa faccenda. Sì, perché mentre la base d’asta è di 58,8 milioni di euro, i due unici contendenti sono la holding della famiglia Benetton, Sintonia e il fondo F2i guidato da Vito Gambareale. La prima è anche la seconda azionista di maggioranza di Sagat, detenendo già il 24% del pacchetto totale, mentre il fondo F2i è da tempo interessato allo scalo torinese ed è partecipato dalla Cassa depositi e prestiti e dalle banche italiane più importanti. Il problema di questi due candidati è l’offerta troppo bassa, considerando la proposta messa sul tavolo. Dopo due bandi, Sintonia è stata capace di presentare solo 29 milioni, mentre il fondo di Gambareale ha saputo fare di meglio, avanzando 36,4 milioni più altri 5 al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo , ma chiedendo troppi privilegi all’interno “dell’alleanza”.

Problemi e interessi – Così la gestione futura dell’aeroporto è ancora un’incognita, mentre si avvicina la data del 13 dicembre, quando verrà chiuso il terzo giro di offerte. Con solo due proponenti, però, lo stallo economico potrebbe perdurare. Ma perché le trattative sono arrivate a questo punto? Bandi in italiano sprovvisti di traduzione e tempi per la manifestazione di interesse troppo ristretti spiegano gran parte del mistero. Solo società che da tempo monitorano l’evolversi della situazione, come Sintonia, che si trova già all’interno della gestione e F2i potevano intromettersi in quest’asta che ormai è diventata quasi privata. Inoltre la manovra di F2i, che ha intavolato finora l’offerta più allettante, potrebbe essere anche politica. Infatti il fondo sarebbe interessato anche al 14,5% di Sea, la società che gestisce gli scali milanesi. La creazione di un grande polo aeroportuale del Nordovest, controllato da F2i potrebbe nascondere l’aiuto offerto alle forze di centrosinistra che governano sia a Torino che a Milano. La vendita delle quote percentuali degli aeroporti darebbe infatti ossigeno prezioso ai conti delle due amministrazioni, mentre sarebbero abbastanza trascurabili i ricavi che si potrebbero ottenere con il controllo dei maggiori scali della zona.