Liste pulite, Consiglio dei Ministri vara decreto incandidabilità

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:04

Il Consiglio dei Ministri, dopo una riunione di circa quattro ore, ha varato il decreto che prevede l’incandidabilità dei condannati in via definitiva.
Il decreto prevede quindi che, in caso di condanna definitiva, non è possibile candidarsi alla carica di membro del Parlamento europeo, di deputato e di senatore della Repubblica, ma anche alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali.
Le condanne devono avere come conseguenza pene superiori a due anni di reclusione e riguardano i delitti, consumati o tentati, di maggiore allarme sociale.
Ma anche i delitti, consumati o tentati, contro la pubblica amministrazione.
Rientrano poi i delitti non colposi, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a 4 anni.
Non solo, in caso la condanna arrivi durante il mandato, il decreto prevede la decadenza automatica dall’incarico.
In una nota il governo spiega che “l’incandidabilità alla carica di senatore, deputato o parlamentare europeo, ha effetto per un periodo corrispondente al doppio della durata della pena accessoria dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici. Anche in assenza della pena accessoria, l’incandidabilità non è inferiore a sei anni. Altrettanto vale per gli incarichi di Governo nazionale. In tutti i casi, se il delitto è stato commesso con abuso dei poteri o in violazione dei doveri connessi al mandato, la durata dell’incandidabilità o del divieto di incarichi di Governo è aumentata di un terzo”.
Il decreto, infatti, continua la nota “mira a dettare una disciplina organica in materia di incandidabilità estendendo le cause ostative alla candidabilità alle cariche politiche nazionali e sopranazionali (attualmente le cause di incandidabilità sono previste solo a livello locale)”.

Matteo Oliviero