Triennale Milano: Kama mostra di sesso e design vietata ai minori

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:17

Triennale Design Museum di Milano presenta KAMA. Sesso e Design, una grande mostra che analizza il rapporto tra sesso e progetto. La mostra, inaugurata il 5 dicembre, rievoca già dal titolo il dio indiano del piacere sessuale, dell’amore carnale e del desiderio, KAMA prova a fare i conti con uno dei fantasmi più esasperati, ma al contempo più rimossi, della contemporaneità. Sono così indagati modi, forme e strategie con cui la sessualità si incorpora nelle cose e ne fa strumento di conoscenza. Per chi le progetta, ma anche per chi le usa. Spiega bene il concetto la curatrice dell’evento, Silvana Annicchiarico.

Capita, a volte, che gli oggetti parlino il linguaggio del sesso. Capita che lo evochino, lo alludano, lo invochino. Non lo fanno con la frequenza e con la quotidianità con cui lo facevano nella Grecia classica o nell’antica Roma, ma il fantasma del sesso nel design contemporaneo è molto più presente di quanto i sostenitori del funzionalismo e del razionalismo modernista non siano disposti ad ammettere. KAMA. Sesso e Design vuol dar voce e spazio e luce a questa componente rimossa della storia del design. Vuole offrire all’attenzione dei visitatori la possibilità di confrontarsi con le varie modalità attraverso cui si articola la riapparizione del sesso nel mondo del progetto. Che si configura spesso come irruzione dell’organico nell’inorganico, del pulsionale nel razionale, del biologico nel tecnologico.

Gli oggetti selezionati sono per lo più oggetti epifanici. La loro funzione è prima di tutto comunicativa: annunciano qualcosa. Scrivono una segnaletica del corpo dove non ci si aspetterebbe di trovarla. Sono di volta in volta fossili, reperti, indizi. Ci dicono che il sesso è sempre lì, o qui. Che ci sta accanto. Che ci viviamo dentro, che ci sediamo sopra, che lo teniamo tra le mani. O, forse, ci dicono che il sesso non è più né qui né lì, che se ne è andato altrove. Che ne parliamo tanto perché non sappiamo più dove sia. Tanto che ci illudiamo di poter elaborare il lutto, e di sopportarne la perdita, con gli oggetti che presentificano la sua assenza. Si segnala che la mostra è vietata ai minori di 18 anni.