Respiro e cancro: cosa hanno in comune?

Respiro e cancro hanno qualcosa in comune o meglio si legano vicendevolmente secondo i ricercatori dell’Università Aldo Moro di Bari che in un recente studio hanno scoperto qualcosa di sensazionale e lo hanno annunciato a tutti tramite la pubblicazione dei dati raccolti sul prestigioso supplemento speciale della rivista dal titolo Improving Outcomes in Gastrointestinal.

La ricerca. Scienziati e studiosi, guidati dal dottor Donato F. Altomare del Dipartimento di Emergenza e Trapianti d’organo hanno cioè ideato un semplicissimo test del respiro in grado di rivelare la presenza del tumore del colon retto, uno dei più diffusi, ma anche per il controllo e la cura dei tumori gastrointestinali. Partendo dal presupposto che la diagnosi precoce di un cancro, spesso, fa la sua differenza, soprattutto per quanto riguarda poi le cure e i trattamenti da adottare, i ricercatori hanno cercato di velocizzare i test in modo da poter diagnosticare la malattia con tempi sempre minori e hanno visto che analizzare il respiro aiuterebbe a scoprire con molto anticipo se esiste un inizio di tumore al colon. Cercando di spiegare passo dopo passo la ricerca è bene sottolineare come la tesi degli scienziati coincideva con il fatto che il tessuto interessato dal cancro possedesse un metabolismo differente rispetto a quello composto da cellule sane e che tale tessuto potesse, poi, generare alcune cellule particolari rintracciabili all’interno del respiro delle persone malate. Come fare, però per analizzare il respiro? Come, cioè, tracciare i composti organici volatili, o Cov per poter evidenziare la presenza delle cellule specifiche?  Se, vista la sperimentazione, non ci è ancora dato sapere lo studio nei minimi dettagli, possiamo comunque cercare di capire come si sono svolti i fatti. Per i vari test, le varie osservazioni e i diversi studi sono stati coinvolti ben 37 pazienti, 37 volontari, affetti da cancro al colo retto, confrontati, come solito, con un gruppo di controllo composto da 41 volontari sani. A tutti i due gruppi i ricercatori hanno misurato i Cov annotando periodicamente quanto osservato anche se lo scopo era soprattutto quello di identificare il modello di COV e differenziarlo, per i due gruppi, grazie all’utilizzo di una Rete Neurale Probabilistica (PNN).

I risultati. Dall’analisi dei dati raccolti è emerso che i due gruppi di volontari, il gruppo cioè di persone malate e il gruppo di controllo, presentavano parecchi modelli diversi e selettivi di COV.  I dati, però, evidenziavano una netta distinzione fra i pazienti malati e quelli non, tanto che, nonostante tutto, con una tecnica ancora in fase sperimentale, si sono potuti distinguere, i pazienti con cancro al colon – retto con una precisione del 75% ed oltre. Impressionante, no?

photo credit: J!!!! via photopin cc